Mongo95 di Mongo95
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Husserl affronta la questione dei diversi modi di definire la logica (Prolegomeni), in quanto essa riguarda la stessa idea di scienza in generale. Le singole scienze risultano ancora insufficienti dal punto di vista teoretico. La scienza, infatti, opera per connessioni inferenziali fra gli stessi contenuti delle proposizioni: la logica è la scienza di questi nessi.
È sbagliato affermare che la logica sia una disciplina “normativa”, che prescrive come devono essere sviluppate le scienze (quindi una tecnica); è piuttosto una disciplina “teoretica”, a cui spetta il compito di indagare il contenuto conoscitivo espresso dalle norme. Pur ammettendo una funzione normativa alla logica, resta però ancora inevasa la domanda su quale sia il suo fondamento teoretico. È necessaria una nuova confutazione dello psicologismo (che ritiene che le leggi e i concetti della logica riguardino gli atti psichici concreti del pensiero e del giudizio), che deve fondarsi sull’analisi dei “pregiudizi” da cui esso muovo, nonché dalle conseguenze relativiste e scettiche a cui esso induce. Se l’errore dello psicologismo consiste nella riduzione delle leggi e dei concetti logici a dati di fatto psichici o “reali”, per superare definitivamente tale errore, non basta limitarsi a sottolineare il carattere ideale, ma occorre risolvere il problema del rapporto che sussiste tra l’ideale e il reale, cioè tra i principi logici e i dati di fatto psichici.

Si giunge così nel campo di una logica pura come scienza indipendente da qualsiasi empiria, e quindi anche dalla psicologia (Ricerche logiche). Essa permette di determinare le condizioni ideali di possibilità della scienza, intesa come conoscenza teoretica. Husserl sostiene che tali condizioni sono in parte reali e in parte ideali. Le condizioni reali hanno carattere psicologico, cioè riguardano il darsi di fatto degli atti psichici. Le condizioni ideali (universali e necessarie, non empiricamente determinate), si vanno a loro volta a dividere in: condizioni noetiche, che si riferiscono alla conoscenza in senso soggettivo, cioè la capacità che qualunque soggettività deve possedere a priori se è capace di conoscere; condizioni puramente logiche, che si basano sul “contenuto” della conoscenza.
La logica pura, occupandosi delle condizioni logiche della conoscenza, si occupa dei suoi contenuti oggettivi o essenziali. Non di contenuti empirici, ma di contenuti puramente formali (come categorie pure del significato, categorie oggettuali pure, leggi di complicazione). Tutti questi concetti logici devono essere preliminarmente chiarificati nella loro origine, come “origine fenomenologica”, vale a dire come “comprensione evidente dell’essenza” di questi concetti. Ciò avviene attraverso la “presentificazione intuitiva dell’essenza in un’ideazione adeguata”, cioè attraverso un’intuizione categoriale. Non gli atti del soggetto, ma l’essenza della verità è ciò che fonda l’oggettività di una teoria scientifica. La logica pura dovrà essere considerata come la “teoria delle teorie” o la “scienza delle scienze”, per questo motivo essa non sarà tanto l’opera dei matematici, bensì dei filosofi.

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