Mongo95 di Mongo95
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Se nella prima fase del pensiero di questo autore si aveva un momento programmatico, ora si riparla alla fine del processo, nel 1969, quando la prima generazione di pensatori si è ormai sfaldata. Retrospettivamente, dà una lettura di ciò che sono riusciti a fare concretamente con la loro teoria sociale. Emergono nuovamente riflessioni sui limiti di Marx, sulla distinzione tra scienza e teoria critica, religione e crisi della teologia.
La scienza (intesa come riflessione scientifica in senso lato) va distinta nettamente: mira a catalogare ma non ha un elemento autoriflessivo, non è ragione. È soltanto intelletto. L’esattezza è il suo scopo, ma non sa perché scegli alcuni oggetti, né conosce lo scopo dell’ordine che cerca. Manca la riflessione sui fini e sulle scelte, sui criteri. La teoria critica invece autoriflette, fatto che le permette di capire i motivi sociali dietro le scelte. Alla scienza manca quindi la verità, che è invece propria della scienza critica. È un’inversione del senso comune.

Alla sua nascita, la teoria critica si era ispirata all’idea di una società migliore, come teoria che critica la realtà in funzione dell’idea e della prospettiva di un miglioramento. Auspica il bene per tutti, ma c’è l’elemento fondamentale che essa non è in grado di dire quale sia la società migliore. Inizialmente si riponevano le speranze nella rivoluzione dei dominati (come Marx) per attuare la società giusta (e di conseguenza anche il pensiero). Ma era però impossibile determinare a priori quale sarebbe sta la società giusta. Era possibile criticare il male, ma impossibile sapere quale fosse il bene.
Oggi, nel 1969, si è cambiata opinione su Marx, criticandolo su alcuni punti. Per esempio l’idea di rivoluzione come risultato di crisi economiche sempre più violente e dell’immeserimento della classe operaia. Ciò si è dimostrato sbagliato perche le condizioni di vita sono oggi molto migliori, sia nello status sociale che nel tenore di vita. Le crisi economiche gravi si sono fatte più rare, evitabili mediante interventi di politica economica (per esempio nello stato sociale). Ciò che Marx si attendeva dalla società giusta era sbagliato, perché libera è giustizia sono collegate, ma anche antitetiche, in modo inversamente proporzionale. Queste due istanze ora vengono scisse dal loro necessario legame. La nuova visione della società vede gli uomini come automi, meccanismi di un ingranaggio, in un mondo totalmente amministrato/regolato. Le analisi di questo periodo partono sicuramente dal modello della società americana degli anni ’60. Ma è questa rappresentativa per tutto il mondo oppure no? Si confonde forse la parte per il tutto? È davvero un modello generale della società occidentale? Horkheimer vede quasi una distopia. Di conseguenza, la teoria critica più recente non si batte più per la rivoluzione (dopo la caduta del nazismo, essa condurrebbe ad una situazione negativa, se non peggiore), ma piuttosto per preservare ciò che ha un valore positivo nella società, senza arrestarne il progresso: autonomia, libertà concreta del singolo.
C’è una crisi di religione e teologia in un processo di secolarizzazione. Infatti la religione, pur cercando di non perdere colpi, si apre al dialogo con la scienza, con le altre fedi. Ma così perde il suo specificum. Un atteggiamento remissivo da parte della religione. Ma in realtà la sua crisi non è congiunturale, ma strutturale: la religione è in crisi perché non può non esserlo, in quanto religione, come tendenza in se stessa all’assoluto (Dio e altri valori), quando in realtà gli uomini sono finiti e mai potranno essere capaci di concepirlo. C’è uno iato tra la fede che tenta di percepire un assoluto che non è dato agli esseri finiti ed essi stessi. La soluzione quindi per la religione è integrare il dubbio, porre il desiderio di assoluto come aspirazione e non come conoscenza. Solo in questi termini può sopravvivere anche nel contesto di secolarizzazione. Non deve essere altro che il desiderio che ci sia qualcosa d’altro oltre le miserie di questo mondo. Non un dogma, ma un’aspirazione. Quasi una funzione di ordine “consolatorio”.
La teoria critica però attinge due concetti dalla religione, anche se sotto altro aspetto: la dottrina del peccato originale e il divieto ebraico di rappresentare Dio. La prima come consapevolezza culturale di un peccato originale alla sua origine. La seconda nel fatto che la società giusta la teoria critica non può progettarla concretamente.

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