pexolo di pexolo
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Nell'analitica esistenziale, l'essere dell'esserci si evidenzia come essere nel mondo ,(nel termine « esserci », la « ci » indica che l'uomo non può sottrarsi alla presenza della realtà degli altri, e degli «oggetti d'uso », e che ha col mondo esterno un rapporto banale di « quotidianità »). Per quanto questo rapporto non abbia senso, paradossalmente è la condizione normale della vita, perché l'uomo è «gettato » nell'ambiente degli «utensili» (cose d'uso). Gli «enti semplicemente presenti» esistono secondo la modalità della «intramondanità », cioè si esauriscono nel proprio «in essere »; al contrario, l'esserci si rapporta secondo la modalità del «con essere ». L'uomo è il solo ente che mette in gioco se stesso e, tuttavia, il suo progetto resta al di qua dell'obiettivo posto dalla coscienza, ricade nel presente; l'uomo è solo, senza alcun riferimento esterno (né Dio, né la necessità, né la ragione) che possa valergli da guida o da obiettivo. Questa condizione di «possibilità» è dolorosa, sia perché ogni scelta vanifica infinite possibilità scartate, sia perché dietro ogni realizzazione si palesa uno « scacco » (cfr. Sartre) che approssima allo scacco finale. Il progetto esistenziale punta all'avvenire, ma l'evento cui l'uomo perviene è una condizione già da sempre acquisita: l'essere dell'esserci (« anticipazione »). Perciò, è improprio nell'esistenzialismo ateo parlare di libertà, anzi l'analisi esistenziale si rivela come il «documento trascendentale della finitudine della libertà dell'uomo ».

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