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Nell’autocoscienza lo studio si pone sulla coscienza stessa. La percezione si sposta dall’oggetto al soggetto. Una persona prende coscienza di sé solo nel rapporto con altre autocoscienze. Questo rapporto per Hegel è sempre conflittuale. Capiamo chi siamo e che caratteristiche abbiamo quando entriamo in dinamiche di relazione con gli altri e con il mondo esterno. Chi si chiude da solo in una stanza è destinato ad impazzire perché il rapporto con l’altro è imprescindibile dell’uomo perché solo così acquisisce autocoscienza. Questo rapporto è sempre conflittuale perché l’antitesi deve opporsi alla tesi. Questa lotta vera e propria per acquisire l’autocoscienza può arrivare a mettere a rischio la vita. Qui Hegel mette in confronto la figura servo-padrone, che è esemplare perché spiega tutti i tipi di rapporto. Nei conflitti per acquisire l’autocoscienza una delle due coscienze cede e si assoggetta all’altra (diventandone serva). La vittoria del padrone è temporanea. Ci sarà un ribaltamento dialettico. Il servo diventerà padrone e viceversa. È un ribaltamento di tipo esistenziale: il servo aumenta consapevolezza di sé, diventa libero, mentre il padrone diviene assoggettato. Secondo Hegel questo ribaltamento avviene in 3 momenti:

- Paura della morte: il servo è diventato tale perché ha ceduto a questa paura. C’è comunque un effetto collaterale: il servo prende consapevolezza che il mio io è qualcosa che può essere messa in discussione, è precario (fluidificazione della coscienza). La mia coscienza non è qualcosa di scontato e non l’ho concepita come qualcosa di statico. Il padrone non acquisisce questa consapevolezza
- Servizio: il servo impara a disciplinare i suoi istinti. Ad esempio in questo momento voglio andare a dormire ma sto svolgendo un servizio che me lo impedisce, quindi non lo faccio. A lungo andare il servo diventa padrone di sé stesso e dei suoi servizi.
- Lavoro: esso presuppone la creazione di un’opera. Secondo Hegel nel lavoro il servo imprime una forma che permane alle cose esterne. Qui il filosofo dice che questa forma non è neutrale, ma una forma che dice di sé. L’uomo quando lavora, nel prodotto del suo lavoro mette sé stesso. L’artista ad esempio mette una sua impronta stilistica nelle opere. Nel lavoro inoltre non si gode immediatamente della cosa che si produce. Ad esempio l’operaio assembla qualcosa di cui godrà qualcun altro. Questo in realtà ha un grandissimo valore perché l’uomo impara a concepirsi al di là delle cose, ha un valore al di là degli oggetti che produce in quanto non ne usufruisce. Il padrone diventa schiavo degli oggetti perché non li produce, non ha una consapevolezza e dipende totalmente dal lavoro del servo; diventa schiavo di queste cose. È molto importante anche l’esaltazione del lavoro da parte di Hegel come cosa che mi realizza e mi fa conoscere me stesso (autocoscienza). Non avere il lavoro è quindi un dramma dal punto di vista umano perché è una delle condizioni con cui l’uomo realizza sé stesso.
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