Mongo95 di Mongo95
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Ebrea tedesca nata a Königsberg, si troverà costretta a fuggire dal regime nazista fino ad andare definitivamente negli USA (1941), dove continua la sua attività di ricerca universitaria fino alla morte. Durante gli studi universitari fa la conosceza di Martin Heidegger, con cui avrà anche una relazione sentimentale, che finirà quando il filosofo inizia a manifestare simpatie per la dottrina hitleriana. Nel 1963 assiste a Gerusalemme al processo al criminale nazista Adolf Eichmann e ne scriverà una cronaca che viene edita sotto il titolo “La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme”. Le ragioni profonde dei crimini nazisti, afferma, non dipendono tanto dalla cattiveria o dalla mostruosità di alcuni carnefici, ma dall’assenza di pensiero in uomini del tutto normali, banali, nella vita familiare, ma che, se inseriti in una macchina infernale quale l’organizzazione nazista, sono capaci delle più disumane atrocità.
Sviluppa un’analisi del fenomeno del totalitarismo, così come esso si è venuto a sviluppare nel corso del ‘900. La sua colossale opera “Le origini del totalitarismo” vede la luce all’indomani della Seconda Guerra Mondiale. È una delle più importanti opere storico-filosofiche del XX secolo. Si analizzano cause e funzionamento del totalitarismo, visto come una coseguenza tragica dell’avvento della società di massa, che ha reso gli uomini “atomi” privati del loro spazio vitale, impediti nelle loro relazioni interpersonali. In questo saggio viene analizzata in maniera profonda la storia Europea moderna, soprattutto l’ultimo ventennio dell’800 fino ad arrivare alla Seconda Guerra Mondiale. Arendt realizza uno schema di un “ideal tipo” di totalitarismo, cioè del nazismo e dello stalinismo, considerati come gli unici totalitarismi e derivati dalla stessa matrice totalitaria.
L’opera si divede in tre parti:
1. Fenomeno dell’antisemitismo: con particolare riguardo alla condizione ebraica nella società moderna
2. Imperialismo: come si è venuto a verificare fino alla Prima Guerra Mondiale, con il nuovo protagonismo della borghesia (o per lo meno la parte più “dinamica” di essa) che non si accontentava più di avere solo peso economico, ma ne voleva anche politico
3. Totalitarismo: originato dall’antisemitismo insieme alla crisi dell’imperialismo e all’avvento della società di massa, in cui gli uomini sono alla mercé di ristretti gruppi di potere orientati in senso autoritario. Esso implica terrore ed ideologia.
Il terrore si sviluppa attraverso la polizia segreta (come una piovra si insinua nella vita più profonda e intima delle persone, organizzata da burocrati la cui principale preoccupazione è che le regole siano seguite) e i campi di concentrameno, che trasformano i dissidenti in nemici.
Esiste un Führerprinzip che regge la società: ognuno a un capo a cui rispondere e qualcuno che gli risponde. Ma alla fine c’è un solo capo supremo, più gli si è vicini più si ha potere, la cui volontà è la volontà del popolo.
Gli individui sono estraniati da una qualsiasi relazione sociale ed interpersonale. Così si smantella qualsiasi forma democratica. Il sospetto e la paura si insinuano in ognuno, tutti vengono percepiti come nemici. Esiste una condizione di estremo isolamento degli uomini nella società di massa, dove il conformismo sociale è una minaccia costante alla libertà politica.
Il totalitarismo è considerato come una forma diversa da tutte le precedenti forme di dispotismo, in quanto proprio alla sua miscela di terrore ed ideologia (pervertimento della mente), che rende gli uomini non solo isolati sul piano politico, ma anche estraniati nell’ambito dei rapporti personali. Ciò che caratterizza il terrore tipico del totalitarismo, è che esso non viene usato come mezzo per intimorire o liquidare gli avversari, ma come uno strumento di governo delle masse abituale e normale. Le sue vittime sono innocenti, e così vengono considerate anche dai carnefici. Il terrore viene applicato in modo sistematico e scientifico per distruggere tutte le precedenti forme di organizzazione sociale. Anche in questo fatto il totalitarismo si distingue: ovunque è giunto al potere, esso ha creato istituzioni assolutamente nuove e distrutto tutte le tradizioni sociali, giuridiche e politiche. Trasforma le classi in masse, sostituisce il sistema dei partiti non con la dittatura del partito unico, ma con un movimento di massa, persegue una politica estera diretta al dominio del mondo, sposta il centro del potere dall’esercito alla polizia. L’ideologia totalitaria mira direttamente alla trasformazione della natura umana, capovolgendo le stesse norme della logica.
Nei campi di sterminio prima dell’annientamento fisico c’è la riduzione dell’uomo a cosa, la sua distruzione psicologica che anticipa la morte concreta. Ciò spiega anche perché non ci furono sommosse da parte dei detenuti, la cui personalità era già ormai irremediabilmente distrutta. È un processo di disumanizzazione. Quindi l’ideologia del “uomo massa” precede e anticipa il terrore della distruzione fisica. Il totalitarismo tende a rendere gli uomini “superflui”, sfruttando un tendenza che è insita nello stesso processo dell’organizzazione moderna della società: gli uomini visto non in quanto persone, ma come massa. Se gli uomini sono superflui, possono tranquillamente essere eliminati in qualsiasi momento come mosche. È la follia resa legge, ma è una folla che risulta lucidamente logica, in un specie di supersenso imposto dal regime, che porta alla più accurata e minuziosa organizzazione delle sue azioni. Il male estremo diventa ordine. D’altronde l’ideologia totalitaria ha la pretesa di fornire una spiegazione totale della storia e di conoscerne a priori tutti i segreti, senza bisogno di confrontarsi con fatti concreti.
Il tema della “banalità del male” è molto importante. I carnefici, infondo, erano uomini normali nella vita privata, anzi banali, che però avevano rinunciato a pensare in proprio e si erano trasformati in precisi e puntigliosi esecutori di ordini superiori. Eichmann per esempio, aveva come chiodo fisso l’idea di salire i gradini della scala gerarchica nazista. Per questo ammirava Hitler, che, partendo dal basso, era riuscito ad ascendere ai vertici del potere. Aveva abbandonato il cristianesimo e professava una generica religione dell’”essere razionale superiore” (a suo dire, in questo modo si è un “credente in Dio”). La figura di Eichmann non è quella di un mostro, ma piuttosto e più semplicemente quella di un burocrate, un uomo normale, un padre di famiglia e un organizzatore diligente dell’industria della morte. Non si pone problemi sul fine delle sue azioni, ma si riserva soltanto il ruolo di amministratore. Il male è banali proprio perché manca il pensiero autonomo, che è un fattore ancora più pericoloso della malvagità. La radice è nella disumanizzazione dell’essere umano.
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