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Guardini - Scissione dialettica del religioso


Vista la radicale diversità tra la dimensione della religione e quella della fede, per Guardini si tratta di una scissione inaccettabile. Tra religione come esperienza umana e universale, e la fede, c’è insuperabile contraddizione (Widerspurch), oppure contrapposizione polare (Gegensatz)?
A scanso di equivoci, Guardini non sostiene la possibilità di sovrapposizione tra le due dimensioni, altrimenti la rivelazione sarebbe meramente questione di attitudine individuale (credente o meno per natura).
La diversità radicale non implica però nemmeno che bisogna considerarla in contraddizione radicale e irriducibile. Oltre la netta distinzione e opposizione dialettica, si ha polarità, rapporto di necessità in cui la religione abbisogna della fede. Guardini utilizza come metafora il rapporto tra corpo e anima: la disposizione religiosa e la sua ricca gamma simbolica appartengono al “corpo” della fede, che ne è anima. Sono due elementi diversi, ma vicendevolmente essenziali nell’opposizione polare. La fede può esistere di propria autoconsistenza ontologica, ma la mancanza di un’attitudine religiosa la rende nuda e mutilata, umanamente difficile da sostenere, sebbene pura. Invece, la fede alimentate dall’apprensione religiosa è ricca, nonostante il possibile pericolo di instabilità, esaltazione e fanatismo.
Vi è all’opera una tensione incessante, con rischio di sconfinamento e equilibrio storico instabile. La radicale alterità del Cristianesimo, per cui la fede è qualitativamente diversa dalla religione, realizza eterogeneità che percorre tutta la sua storia. È invece da ricercare il vitale rapporto tra rivelazione e mondo, ogni esperienza religiosa, vista cristianamente, non è apostatica e assoluta contraddizione. Quella di Kierkegaard e Barth è una visione tragica, che costituisce arbitraria semplificazione e contrapposizione tra fede e mondo, una “fede disperata” che rifiuta a priori ogni possibilità di arricchimento tra cristianesimo e mondo religioso. La logica della polarità, piuttosto che quella della contrapposizione, non deve limitarsi a denunciare l’ambiguità del religioso, ma piuttosto predicare il discernimento con cui la fede può far emergere i valori sedimentati nel sentimento religioso. Solo a partire dalla fede l’esperienza religiosa in generale può liberarsi della sua ambiguità e donare creatività allo sviluppo della fede stessa.
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