pexolo di pexolo
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Dell'« Ente reale », cioè di Dio, l'uomo ha « intuizione intellettuale» confusa e, mediante la riflessione, ha «idea » chiara. L'Ente (« Essere non creato e creante ») si partecipa (« metessi ») mediante la «grazia» all'essere creato, emancipandolo dalla condizione di finitezza: «Ogni minimo corpicello o atomo dell'universo è affetto dalla presenzialità creatrice, e ogni minimo concetto è pieno di Dio ». Naturalmente, Gioberti non intende che Dio coincida col mondo, anzi sottolinea che tra Ente ed esistenti c'è una infinita distanza. Gioberti così enuncia la formula ideale: «L'Ente crea l'esistente» (Gioberti adopera il termine «creazione» nel significato di causa continua); «l'esistente ritorna all'Ente» (nel senso che l'uomo partecipa, come concausa, alla seconda creazione, o «palingenesi »). Leggiamo in Primato morale e civile degli italiani: « Due sorti di autonomia si trovano: l'una assoluta, perfetta e divina, l'altra imperfetta e relativa, che è, come dire, un raggio di divinità comunicato alle creature... Entrambe hanno la loro radice nell'idea suprema e fondamentale di creazione; perché l'autonomia importa, rispetto a chi ne è investito, la nozione di causa... Nelle creature può capire un'autonomia relativa, che è un'immagine di quella di Dio, come la causa seconda un'ombra della causa prima ». Un analogo concetto si ha in Berdiajev.

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