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Gehlen - Nuovo tipo di uomo


L’uomo delle origini è in una situazione antropologica di massima indistinzione del sé dal contesto culturale in cui si nasce e cresce. Fino al limite di non avere individualità ben distinta, facendo appello a canali codificati (sia sul piano comportamentale che di comprensione di sé) precisi e già predisposti.
Da questo momento in poi, emerge prepotentemente il conservatorismo unilaterale di Gehlen, che unisce il suo discorso antropologico ad una spinta (e politica) critica alla modernità, esule da qualsiasi oggettività filosofica. Con il diffondersi della psicologia individuale, che secondo Gehlen, se le istituzioni avessero fatto il loro lavoro, non dovrebbe nemmeno esistere, perché non si sarebbero sviluppate le differenziazioni e varietà di personalità originali dell’individuo moderno che non riesce a stabilizzarsi. Si riafferma il valore di terminologie come “carattere”, utili e possibili per spiegare la peculiarità individuali.
Nel mondo tradizionale, il rapporto del singolo con se stesso è di tipo “sociale”, ora invece, nella “società disintegrata”, ciò che è da decidere in ambito relazionale spetta a noi stessi, in una varietà di possibilità non più limitata dalla stabilizzazione culturale. L’abbandono dell’individuo a se stesso, che dipende unicamente dalla fortuità delle sue caratteristica. La disciplina della psicologia individuale è talmente plastica (e sviluppata in maniera divulgativa) da poterci trovare davvero qualsiasi modello. Liberata la soggettività, si innescano al suo interno tutta una serie di fenomeno che poco utili sono, passioni individuali per l’interiorità. Una soggettività che cerca la propria stabilità direttamente in se stessa, una contraddizione di termini, per Gehlen. Il soggetto contemporaneo sarebbe di finzione, costruita a partire da proprie pulsioni e desideri, in una continua confusione tra psiche e propria rappresentazione. La situazione della contemporaneità rovescia le prospettive: la vita interiore è un campo di sorprese, nonostante avessimo gli strumenti per evitare questa deriva, ma abbiamo scelto volontariamente di aderire al senso critico illuminista che attacca tutte le possibili fonti di disciplinamento. Questo tipo d’uomo, così plastico, che nell’arco della stessa vita subisce innumerevoli mutazioni, indotto continuamente alla novità, è un tipo d’uomo funzionale al capitalismo, al consumo elevato di beni fuggevoli.
Ciò che caratterizza la modernità non è un “nuovo tipo d’uomo”, ma esce alla luce l’uomo per come è nel suo substrato pulsionale più profondo. Non si tratta più di un problema teorico, ma politico-culturale: l’uomo sta cercando di vivere rifiutando programmaticamente le istituzioni che fino a quel momento hanno sorretto il suo comportamento e la sua identità.
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