Freud

Introduzione

Sigmund Freud nacque in Austria in una famiglia di origine ebraica, era ben integrato all’interno della società e nel 1881 si laureò in medicina. Egli era considerato uno scopritore e un innovatore sia per quanto riguarda la visione dell’uomo, sia per quanto riguarda la visione della società. Freud risente dell’influenza dei cosiddetti “filosofi del sospetto”, come Shopenhauer e Nietzsche (anche Nietzsche parlava di pulsioni ma, differentemente da quest’ultimo, Freud le vedeva come qualcosa di negativo e pericoloso). Anche Freud era considerato filosofo del sospetto perché lui, attraverso la scoperta dell’inconscio, vede l’uomo come essere irrazionale. Nonostante questo, però, Freud era comunque figlio del suo tempo e risente dell’influenza del positivismo (scienza come unico metodo d’indagine valido): nonostante non condivida l’idea del progresso, era convinto che l’irrazionalità dell’uomo potesse essere analizzata scientificamente. Lui sarà considerato il padre della psicoanalisi, ovvero una pratica di analisi per guarire le patologie mentali. Mentre, in antichità, le malattie mentali non venivano distinte e non si credeva fosse possibile guarirle (infatti chiudevano tutti nei manicomi), Freud spiega la differenza tra nevrosi e psicosi: nevrotici possiamo essere tutti, rientra nella normalità e, per questo motivo può essere curata; la psicosi (depressione, schizofrenia) invece è una vera malattia mentale e, anche se non può essere guarita, va attenzionata in quanto bisogna prendersi cura del paziente e non attribuirgli colpe come facevano in antichità perché queste malattie possono avere risvolti negativi.

Le ricerche sull’isteria

Freud compie le sue prime ricerche con Charcot (neurologo che aveva cominciato a formulare l’ipotesi che il cervello potesse influire sulle malattie fisiche, solo che non sapeva come guarirle e fu il primo a praticare l’ipnosi). Insieme cominciarono a studiare l’isteria, considerata una malattia esclusivamente femminile di origine somatica. L’isteria si manifesta, infatti, con sintomi quali disturbi della percezione, del movimento, paralisi, tremori e non si riusciva a trovare l’origine di questa malattia in quanto, dal punto di vista fisico, i pazienti erano apposto. In Charcot, la spiegazione su base anatomica era ancora prevalente (non riusciva a trovare una soluzione), fu, infatti, Freud a capire, anche grazie agli studi con Breuer, che la risposta si trova nel paziente e che l’origine del disturbo fosse psichico . Essi studiarono in particolare il caso della paziente Anna O.: questa ragazza, da quando era piccola, aveva diverse nevrosi, superata una, ne subentrava subito un’altra e, per questo motivo, non riusciva ad avere rapporti e relazioni con le altre persone. In un primo momento, Breuer utilizzò l’ipnosi (la paziente cade in uno stato di sonnolenza, si addormenta la parte razionale dell’emisfero destro ma è ancora in grado di comunicare la sfera emotiva e inconscia): durante l’ipnosi i pazienti non manifestavano più i sintomi dell’isteria (veniva chiesto loro se vedevano e riacquistavano la vista, idem per la persona paralizzata che si alzava). Attraverso Anna O., Freud capì che quando la paziente riesce ad evocare le esperienze che sono all’origine dei sintomi, questi scompaiono (es. non beveva perché, da piccola, aveva visto un cane bere nel suo bicchier). Tutto questo lo portò a pensare che esistono dinamiche che avvengono nel soggetto senza che questi ne sia consapevole, quindi per la prima volta, cominciò a pensare alla dimensione inconscia.
Con l’ipnosi, però, Freud si rese anche conto che, una volta sveglia, i sintomi della paziente ritornavano o che lo psicoanalista poteva interferire con la memoria e introdurre cose che non c’erano perché il soggetto non aveva difese. Per questo motivo Freud sostituì l’ipnosi la psicoterapia, ovvero una cura basata sulle parole, senza farmaci o elettroshock. Lui si accorge che, anche senza l’ipnosi, la paziente riusciva a parlare e a risalire ad un ricordo.

La scoperta dell’inconscio

Freud porta avanti la scoperta dell’inconscio cominciando a studiare i fenomeni della rimozione e della resistenza. Alcuni ricordi non sono accessibili ai pazienti: egli è in grado di richiamarli alla memoria ma, quando prova a farlo, si manifesta un rifiuto incontrollabile, una forma di difesa che Freud chiama resistenza. Il ricordo, però, non cade nell’oblio, semplicemente il nostro io, inconsapevolmente, per non farci stare male, ha rimosso, mediante il processo di rimozione, tutti i traumi e i ricordi dolorosi nell’inconscio. Comincia a delinearsi il concetto d’inconscio, non come archivio delle esperienze dimenticate, ma come struttura dinamica nella quale avvengono processi non controllabili.
Tutto ciò che viene rimosso è un’energia psichica che, non potendosi manifestare nella coscienza, trova altre vie per scaricarsi, come ad esempio può manifestarsi sotto forme nevrotiche e, la comprensione della loro origine, può portare alla guarigione. Questa guarigione può avvenire solo mediante la psicoanalisi in quanto essa è capace di mettere in luce ciò a cui la coscienza non può arrivare; lo psicoanalista, infatti, è colui che deve interpretare l’inconscio utilizzando gli indizi che gli sono offerti dai ricordi della paziente.
Il metodo più efficace per recuperare i contenuti inconsci, viene denominato da Freud il metodo delle associazioni libere. Certamente, nella sua definizione, è stato influenzato dall’associazionismo, ovvero una corrente filosofica che sostiene che le idee tendono ad unirsi indipendentemente dalla volontà dell’individuo. Freud riprende questa teoria in quanto pensava che tra le rimozioni inconsce e i pensieri coscienti vi fosse una dinamica associativa, non controllata dal soggetto, per cui il presentarsi alla mente di un’idea o un’immagine in relazione ad uno stimolo non collegato ad esse, indica una connessione a livello inconscio. Lo psicoanalista, quindi, induce il paziente a rispondere alle domande senza pensare, oltre che a raccontare amnesie, sogni, lapsus etc. La psicoanalisi consiste,infatti, nell’interpretazione di queste manifestazioni e, affinché questo possa avvenire, c’è bisogno del transfert: cioè la proiezione della dei propri pensieri inconsci sull’analista. Con quest’ultimo il paziente deve poter parlare liberamente, senza censura, come se parlasse a se stesso o come se lo psicoanalista fosse un genitore. A volte il paziente può proiettare in lui sentimenti di odio o di amore, ma lo psicoanalista deve cercare di mantenere la lucidità e di non farsi coinvolgere, anzi, deve indurre il paziente ad essere autonomo e indipendente da lui: se non lo facesse provocherebbe altre dipendenze.

L’interpretazione dei sogni

Oltre le idee associate, secondo Freud, vi sono altri modi che permettono allo psicoanalista di interpretare l’inconscio. Uno di questo è l’anamnesi, ovvero un racconto che il paziente stesso fa di sé. Un altro modo è invece l’interpretazione dei sogni, come anche scrive nell’omonima opera. I sogni, infatti, possono esprimere desideri, conflitti inconsci attraverso immagini che nascondono il contenuto esplicito. Il materiale psichico, infatti, subisce nel sogno un processo di condensazione perché elementi appartenenti a persone, circostanze o esperienze differenti si fondono in un’unica immagine. Un’altra operazione tipica del linguaggio dei sogni è lo spostamento: capita spesso, infatti, che alcuni elementi secondari abbiano un profondo significato a livello emotivo ma questi appaiono a malapena, vengono mimetizzati attraverso una censura operata dal nostro io che vuole mascherare tutto ciò che considera pericoloso e sconveniente. L’analista deve attenzionare ogni aspetto e ricostruire i dettagli collegandoli ad altri indizi. Freud crede che bisogni decodificare i simboli in base alla storia particolare del singolo, tuttavia ammette l’esistenza di simboli ricorrenti e comuni a tutti: così come la nostra ragione funziona allo stesso modo, anche il nostro inconscio si esprime allo stesso modo (es. tutti gli oggetti allungati come bastoni, ombrelli etc rappresentano il membro maschile, tutti gli oggetti come scatole, armadi, astucci etc corrispondono al grembo femminile). Attraverso i suoi scritti dimostra che i ricordi sono nascosti nei sogni, quindi più sogni possono ricostruire passati dimenticati. Mediante, quindi, l’analisi dell’attività onirica (legata al sogno), l’inconscio può essere comprensibile e riesce a delineare un primo modello del sistema psichico che lui chiama prima topica (da topos, che in greco significa luogo, quindi prima individuazione della psiche). La prima topica si divine in inconscio (la parte più ampia), seguito dal preconscio e infine dal conscio, ovvero l’estremità cosciente che è in contatto con la realtà esterna.
Altri metodi e indizi sono i lapsus, le dimenticanze (lui stesso aveva perso l’orologio di suo padre e capirà che questa, in realtà, era una perdita voluta), in quanto sono pulsioni interiori che ci spingono a fare cose senza accorgercene.

Infanzia e sessualità

Freud si rende conto che, in generale, i simboli onirici, sono di origine sessuale. Freud fin da sempre era convinto dell’importanza della sessualità anche in età infantile, momento in cui, secondo lui, si struttura la nostra personalità e quindi momento in cui potrebbero sorgere delle patologie. All’inizio credeva che l’isteria fosse prodotta da un trauma infantile causato dalla seduzione da parte di un adulto. Successivamente si rende conto che la sessualità infantile non era un evento eccezionale o il risultato di una violenza, ma una fase costante dello sviluppo di ogni individuo, ogni nevrosi ha origine sessuale.
Egli comincia a parlare di una pulsione interiore, una pulsione sessuale che lui chiama libido. Questa è una pulsione innata, agisce fin dal primo momento e determina lo sviluppo del comportamento. La libido, nonostante ci sia fin dall’infanzia, secondo Freud, doveva manifestarsi nella pubertà e tendere all’unione sessuale (meta) con un individuo del sesso opposto (oggetto). Se la meta e l’oggetto sono lontane da queste considerate “normali”, allora abbiamo le diverse forme di perversione.
Questa sua teoria sconvolse tantissimo l’Europa in quanto i bambini sono stati da sempre considerati puri. Freud individua la causa delle critiche nel fatto che la psicoanalisi ha messo in discussione alcune certezze morali dell’Occidente.
Lui, infatti, considera il bambini perverso polimorfo: perverso perché indirizza la sessualità verso cose non normali (il bambino non pensa alla riproduzione, quindi al naturale indirizzo della sessualità), polimorfo perché, appunto, la indirizza verso cose differenti. Secondo Freud, dalla nascita all’età adulta, la sessualità attraversa uno sviluppo articolato in fasi chiamate psicosessuali:
Fase orale: orale perché la bocca è lo strumento attraverso cui trova soddisfazione. Questa fase è caratteristica del primo anno di vita quando il bambino trova appagamento nella suzione (allattamento).
Fase anale: (fino a tre anni) è legata al controllo della defecazione, il bambino va in bagno da solo ed è importante perché acquista sicurezza in sé, attraverso il controllo del suo corpo aprirà la strada alla sua autonomia.
Fase fallica: fallo (organo genitale maschile, prende il nome da questo perché è l’organo esterno), intorno ai quattro-cinque anni, è legata alla scoperta dei propri genitali. Nel maschio comincia a nascere la paura della castrazione e nella donna invidia del genitale maschile. In questa fase comincia a nascere il complesso di Edipo (o di Elettra nelle femmine). Edipo era stato abbandonato dal padre Laido, re di Tebe, a causa di una profezia che prediceva la sua morte per mano del figlio. Edipo viene adottato da un altro re ma, appresa la profezia, ritorna a Tebe, uccide un anziano senza sapere che fosse suo padre e sposa la regina Giocasta (sua madre). In questa fase, infatti, i bambini cominciano a provare attrazione per il genitore del sesso opposto e a provare odio verso quello dello stesso sesso. Questa fase non porta a nessuna soddisfazione perché, il genitore per cui si prova amore non si allontanerà mai da quello per cui prova odio, quindi la gelosia rimarrà fino al superamento del complesso di Edipo. Il bambino, infatti, comincerà a imitare il genitore dello stesso sesso per attirare quello del sesso opposto e, facendo questo, finirà con l’identificarsi nel genitore che odiava. Questo provocherà un avvicinamento col genitore dello stesso sesso (anche perché quest’ultimo sarà fiero di lui). Freud dà molta importanza al rapporto con i genitori: attribuisce a loro ,infatti, la colpa di molti problemi dei pazienti. I genitori segnano la nostra vita per sempre quindi cerchiamo di riprodurre anche con le altre persone quel tipo di rapporto che abbiamo avuto con i genitori.
Fase di latenza: fase della scuola elementare, i bimbi cominciano a confrontarsi tra di loro, non fanno distinzione tra maschi e femmine quindi la libido viene accantonata. In questa fase prevale la socializzazione. Con l’identificazione nel genitore dello stesso sesso, il bambino ha, infatti, assorbito le regole per essere accettato nella famiglia e nella società.
Fase genitale: si manifesta nell’adolescenza e nell’età adulta, quando gli individui indirizzano la propria pulsione sessuale verso l’accoppiamento genitale col sesso opposto.
Come abbiamo già detto, la trasgressione di una di queste fasi, quindi se questo processo non avviene in modo armonico, si hanno le nevrosi e le perversioni. La corretta sequenza delle fasi porta allo sviluppo di un’individualità normale, se invece non si riesce a superare una fase, la libido viene deviata e indirizzata verso altre cose (come la gente che si fissa per certe cose o che pensa che l’unico amore della loro vita siano l’arte, la scienza etc). Se, ad esempio, non si supera il complesso di Edipo, l’uomo vivrà in modo insicuro la propria sessualità; se, invece, non viene superata la fase fallica, secondo Freud, si può diventare omosessuali. Lui considera l’omosessualità una deviazione, una fissazione per gente dello stesso sesso. Queste fissazioni sono anche colpa dei genitori che non aiutano i figli a superarle, perché non svolgono correttamente il loro ruolo di genitori.
In un primo momento Freud aveva distinto le pulsioni sessuali dalle pulsioni dell’Io (queste erano relative all’autoconservazione). Successivamente si rese conto che anche le pulsioni dell’Io sono manifestazione della libido, rivolta non verso gli oggetti, ma verso se stessi. Questo fenomeno lo chiama narcisismo e,se non viene trattato bene, può raggiungere livelli patologici, nel caso contrario è considerato normale.
La struttura della personalità
Lo studio del materiale psichico rimosso, permise a Freud di comprendere che la psiche è composta da tre istanze (seconda topica): l’Io, ovvero la parte cosciente della personalità, l’insieme di dinamiche di cui il soggetto è consapevole; l’Es ovvero l’inconscio animato da pulsioni sessuali e distruttive; il Super-Io , in gran parte inconscio, ovvero l’interiorizzazione delle norme morali.
Questa divisione si costituisce durante l’infanzia: noi nasciamo solo con l’Es, l’Io si forma dopo qualche mese di vita, ovvero come adattamento dell’Es al mondo esterno, alla realtà. Il Super-io viene poi costruito mediante il rapporto con i genitori ed è quello che regola gli scambi tra Es e Io, operando un’azione di censura nei materiali dell’inconscio (che, come abbiamo detto prima, per essere riconosciuti c’è bisogno della psicoanalisi che interpreti le loro manifestazioni simboliche).
Il Super-Io, mediante la fase d’identificazione nei genitori, interiorizza le proibizioni provenienti da questi ultimi o da altre persone che esercitano un’autorità sul bambino ma comincia a manifestarsi durante la fase di latenza in cui il bambino comincia a rispettarle regole e si completa nel corso della vita quando, alle regole imposte dai genitori, se ne integrano delle altre. La costruzione del Super-Io è storica, questo perché è legata ad una determinata società. Le pulsioni sessuali sono simili in tutti gli individui ma il modo di controllarle è culturalmente diversificato. La società quindi svolge anche una funzione educativa, inducendo l’individuo ad interiorizzare norme e divieti al fine di reprimere le pulsioni.

Ultime opere

Nelle ultime opere, Freud allarga la ricerca da singolo alla società. Essendo che la struttura della psiche è uguale per tutti, si chiede se esista una motivazione che porti alla moralità.
Nella sua opera Totem e tabù, Freud prende le mosse dall’antropologia evoluzionistica del Positivismo per spiegare l’origine di tabù come l’incesto e l’uccisione del padre. Secondo Freud, come gli individui seguono uno stesso processo evolutivo, questo succede anche per le civiltà. All’origine, infatti, quasi tutte le tribù avevano dei totem (ovvero animali o oggetti che consideravano sacri) per differenziare i vari clan al loro interno. Il totem, ovvero questa credenza mistico-religiosa, per Freud, non era altro che la proiezione dell’antenato del clan. Nell’era primitiva l’organizzazione sociale era costituita dall’orda promiscua, ovvero gruppi dominati da un adulto maschio che possedeva poteri illimitati: poteva stare con tutte le donne e decidere con chi queste dovessero accoppiarsi, così come poteva decidere sulla vita di ognuno. I giovani maschi decisero allora di uccidere il padre, cibandosi delle sue carni per assimilarne il potere e la forza. Questo, però, fece nascere in loro il rimorso che li portò a creare i totem per divinizzare il padre ucciso. Proprio da questo senso di colpa nacquero i tabù dell’incesto (se il padre è diventato sacro c’è la paura dell’incesto) e dell’uccisione paterna. L’uccisione del padre sta anche alla base di tutte le religioni: anche Dio, così come i totem, non è altro che l’idealizzazione del padre ucciso. Così come per Freud Mosè, in realtà, è stato ucciso durante l’Esodo dal popolo ebraico e, per questo motivo, nacque in loro un senso di colpa che li portò ad aspettare il Messia.
Nell’avvenire dell’illusione Freud crede che la religione sia solo un’illusione provocata dal bisogno di sicurezza e protezione dell’uomo. Lui, infatti, paragona la religione ad una nevrosi dell’umanità.
Nel disagio della civiltà, Freud dice che la civiltà, dandoci regole, si oppone al soddisfacimento dei nostri istinti. Egli individua nelle componenti universali dell’uomo un conflitto tra il principio del piacere (Eros) e la pulsione di morte (Thanatos). Per Freud Thanatos è violento e distruttivo e può manifestarsi sia contro noi stessi che contro gli altri; Eros invece induce alla vita e alla socializzazione. A causa delle pulsioni egocentriche degli uomini, per Freud, la società è un male necessario: male perché reprime i nostri istinti e non ci porta alla felicità, necessario perché garantisce la sopravvivenza degli individui. Gli uomini, però, tengono dentro di loro questa violenza e si scatena lì dove non ci sono regole ferree (come la guerra dove non c’è un controllo esterno, le pulsioni sono lasciate libere). In una lettera inviata ad Einstein, in cui quest’ultimo gli chiedeva se la violenza del nazismo fosse spiegabile razionalmente e se fosse possibile evitare la Seconda guerra mondiale, Freud rispose dicendo che l’istinto distruttivo dell’uomo si può al massimo controllare, ma non può essere né compreso né eliminato. Per questo motivo la società deve educare l’Eros affinché prevalga su Thanatos e sublimi i nostri istinti. I nostri istinti possono essere sublimati, cioè trasformati in accettabili, attraverso attività creative quali l’arte o lo sport che trasformano le pulsioni pericolose in forme socialmente accettabili (l’arte e la competizione, infatti, permettono uno sfogo dell’aggressività senza violenza e distruzione).
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