pexolo di pexolo
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Freud e Jung a confronto

Innanzitutto, Jung imputa a Freud l’unilateralità della sua psicoanalisi, le cui affermazioni, fondandosi sull’aspetto patologico della psiche, valgono solo per gli aspetti patologici. Inoltre, egli dà troppo spazio agli istinti naturali (pansessualismo) e non riconosce il ruolo dello spirito. Riconducendo la vita psichica agli istinti naturali, Freud non riesce ad andare oltre il “ciclo inesorabile degli eventi biologici”, non riesce ad indicare una strada che consenta di liberarsi dal loro legame. «Egli ha dedicato la sua vita e la sua energia alla costruzione di una psicologia che è la formulazione del suo essere stesso». Secondo Jung, il nostro modo di considerare le cose è condizionato a ciò che siamo: gli individui di diversa costituzione vedono diversamente le cose e diversamente esprimono se stessi. Ne è un esempio Adler, uno dei primi allievi di Freud, il quale, lavorando con lo stesso materiale del maestro, raggiunse un punto di vista totalmente diverso. «Ambedue le scuole, secondo il mio modo di pensare, meritano l’appunto di aver esagerato l’aspetto patologico della vita, e di aver considerato l’uomo esclusivamente alla luce dei suoi difetti». A sostegno di questa tesi, nel caso Freud, è la sua incapacità a comprendere l’esperienza religiosa, come chiaramente ha dimostrato nel suo libro Il futuro di un’illusione. In definitiva, l’insegnamento del maestro è contestato in quanto unilaterale, poiché esso generalizza i fatti che sono rilevanti soltanto in una costituzione psicopatica; la validità di tale insegnamento è realmente limitata a questi stati. «È stato un grande errore da parte di Freud, il volgere le spalle alla filosofia». Questa critica è rivolta al metodo del maestro, che non criticava mai le sue premesse, né esaminava con senso critico le ipotesi alla base del suo punto di vista personale. Jung privilegia l’autocritica che, sebbene porti con sé il rischio di avvelenare la spontaneità, inestimabile ricchezza e dote indispensabile ad ogni mente creativa, l’ha aiutato a rendersi conto che ogni psicologia ha il carattere di una confessione soggettiva. (Risentendo molto delle tesi storiciste) Egli afferma che «Ogni parola che io pronunzio porta in sé qualcosa di me stesso, del mio unico e particolare Io, con la sua particolare storia e col suo particolare mondo». Parlando di libido, egli si trova in accordo sia con la visione freudiana, che la riconosce forza di propulsione nella vita umana, sia con quella adleriana, che la definisce volontà di potenza (volontà di autoaffermazione e, al contempo, necessità di realizzazione e approvazione sociale che ha l’uomo) ma sente di dover specificare che questi istinti urtino contro qualche cosa, un entità difficile da analizzare che lui chiama spirito (esigenza vitale di liberazione dagli istinti). L’uso di questo termine sottolinea l’attribuzione di un valore positivo a tutte le religioni, come forma di riscoperta della vita dello spirito e alle quali riconosce merito nel cercare il modo adeguato di trattare le forze della psiche, analogamente a quanto fatto dalla biologia e dall’empirismo delle scienze naturali in genere, che si accostano ad essa dal mondo esterno. Alle religioni gnostiche, invece, riconosce il merito di tentare il raggiungimento della conoscenza del cosmo per via interiore. La terza divergenza concerne il concetto di Super-io: essa sarebbe un tentativo di mascherare, con l’aiuto della teoria psicologica, l’immagine di Dio. «Noi moderni ci troviamo ad affrontare la necessità di riscoprire la vita dello spirito, dobbiamo farne in noi stessi nuovamente esperienza. Così soltanto possiamo rompere l’incanto che ci lega al ciclo degli eventi biologici». Con queste parole egli vuol criticare la moderna tendenza a liberarsi, con una spiegazione razionale, dell’eterno (presente ovunque e sempre nella storia dell’uomo) e spontaneo bisogno di sviluppare forme religiose, dovuto a idee e sentimenti che, da tempi immemorabili, pervasero l’anima umana. «È facile scacciare lo spirito fuori dalla porta, ma allora la vita diviene insulsa, la Terra perde il suo “sale”».

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