Sartre
(1905 - 1980)

••• La guerra segna una svolta radicale nella sua vita ed è grazie a questa che passa da un atteggiamento individualista verso il sociale all’”impegno”. Nel dopoguerra è infatti il massimo esponente della cultura dell’impegno. Infatti non si limitava solo al dibattito di idee, ma con l’impegno attivo in tutte le giuste cause civili e politiche.

••• È stato soprattutto un filosofo esistenzialista, la cui idea principale è l’assurdo dell’esistere e da questo deriva la critica a tutte le costruzioni che vogliono fondare la vita su un sistema di valori positivi. Questa concezione di vita insensata non sfocia nel nichilismo e quindi nel suicidio. Al contrario, la mancanza di senso dell’esistenza dà all’uomo una totale libertà e in questa prospettiva l’uomo è libero di scegliere, di costruirsi attraverso le sue azioni. Questo è il fondamento dell’”impegno” sartriano.

••• Nella Nausea si affronta il problema dell’assurdo dell’esistere (esistere è essere lì semplicemente), ma si dedica soprattutto al teatro, più adatto alla sua filosofia “impegnata” e propensa all’azione: manda in scena, tra le altre, l’opera Le mani sporche (1948).

••• La nausea è un diario tenuto dal protagonista Roquentin scritto per immortalare il suo sentimento di “nausea” davanti agli oggetti più comuni, come un ciottolo, un foglio di carta nel fango, la maniglia di una porta: Roquentin si sente svuotato del suo passato con cui gli sembra di non avere più rapporti. Allora “spia” gli uomini che lo circondano, che conducono una vita quotidiana fatta di gesti consueti e banali e questa gli appare turpe e disgustosa, soprattutto quella dei borghesi. Roquentin allora può trovare la salvezza in un libro, non di storia, ma di pura immaginazione, perché solo così può conferire un senso all’esistenza che è senza senso.

Heidegger
(1889 - 1976)

••• In Essere e tempo Heidegger vuole re-introdurre l’esistenzialismo nella filosofia (Kierkegaard aveva detto che bisognava uscire dalla filosofia per domandarsi il senso dell’essere).
•• Heidegger scrive che per interrogarsi sul senso dell’essere bisogna domandare all’uomo, l’unico che si interroga sull’essere cercando di comprenderlo. L’uomo che capace l’essere è esistenza. Le cose (anche gli animali), a differenza dell’uomo “stanno dentro” il mondo, mentre l’uomo “sta fuori”, trascende il mondo e le cose: in questo senso l’uomo è progetto: è in grado di decidere di diventare quello che vuole, di cambiare o di restare com’è. Un albero, cioè, può essere solo un albero; un cane può essere solo un cane. L’uomo invece può adeguarsi in base alle necessità e alle cose che lo circondano; l’uomo è progetto, ma è progetto “gettato” in un mondo, in una situazione.

Essendo progetto-gettato, l’uomo può scegliere di vivere in maniera autentica o perdersi nella banalità quotidiana (vita inautentica, cioè la vita senza senso), nella chiacchiera, nell’equivoco (il mondo del “si dice”). Ma solo quando diventa consapevole della morte allora scopre la sua natura finita e quindi scopre di essere solo possibilità: solo con la scoperta dell’essere-per-la-morte l’esserci comincia a esistere autenticamente. Solo in prospettiva della morte l’uomo può capire e scegliere autenticamente le possibilità della propria esistenza. L’uomo che immagina il momento della sua morte è proiettato nel futuro, ma è stato qualcosa nel passato. Il tempo quindi non è qualcosa fuori di noi e in cui noi stiamo, ma è piuttosto il modo in cui siamo.

Pirandello
(1867 - 1936)

••• Dedica la sua intera produzione letteraria e drammaturgia al tema dell’illogicità della vita. Per Pirandello la vita è un flusso senza senso e senza fine, in continua trasformazione da uno stadio all’altro (Cloud Atlas). L’intera società umana si fonda sul tentativo assurdo di fissare e dare forma alla vita, assegnare ruoli fasulli all’uomo.

Montale
(1896 - 1981)

••• Nella sua poesia, l’uomo è travolto e soffocato dalla sua stessa finitezza. In Ossi di seppia il paesaggio è la proiezione della solitudine e del vuoto dell’esistenza umana, definendolo “arido” e “squallido”. In Meriggiare pallido e assorto paragona il travaglio della vita a una muraglia “che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia”. In Spesso il male di vivere ho incontrato il “male di vivere” diventa un “rivo strozzato che gorgoglia” (che bolle) o una “foglia riarsa” (secca). L’esistenza umana non può aprirsi un “varco”, non può trovare “una maglia rotta nella rete che ci stringe”, è impossibilitata a darsi un senso positivo e riesce solo a definirsi negativamente: “codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”.

Camus
(1913 -1960)

••• Anche Camus, come Sartre è uno dei più acuti interpreti della crisi contemporanea. Anche per lui è decisiva l’esperienza della guerra e della Resistenza che determina un passaggio da posizioni individualistiche a una più ampia apertura sociale. Nel 1957 riceve il premio Nobel e muore a causa di un incidente automobilistico.

••• Insieme con Sartre è il principale esponente della letteratura esistenzialistica francese, ma accentua il tema dell’assurdità della vita, dell’indifferenza del mondo e della estraneità dell’individuo al mondo in cui si trova (Marcuse). Il mondo non ha senso. L’unica certezza è la morte, che annulla ogni altra sicurezza o punto di vista dell’uomo nel mondo.

••• Lo straniero (1942) ha come tema principale l’assurdo, la radicale mancanza di senso dell’esistenza umana e di tutto il reale. Anche Nel Mito di Sisifo riprende gli stessi temi: l’uomo deve essere consapevolezza dell’assurdo dell’esistere, della sconfitta a cui va incontro nel cercare un senso alla realtà, una ragione superiore e necessaria che la giustifichi. Sisifo è un eroe mitico che vuole spingere il masso in cima a un colla anche se sa che il masso rotolerà di nuovo in basso.

••• Il protagonista dello Straniero, Meursault, è un uomo comune, impiegato che vive ad Algeri e resta indifferente a tutto ciò che fa agitare gli altri uomini. È come s fosse “straniero” alla realtà e a se stesso. All’inizio lui è inconsapevolmente estraneo: non piange al funerale della madre, non si lega sentimentalmente a Maria e uccide senza alcun motivo un arabo sulla spiaggia. Solo dalla seconda parte lui diventa cosciente della ragione di questa estraneità, cioè l’assurdo dell’esistenza. Viene condannato per motivi assurdi e non per omicidio. La “normalità” virtuosa e benpensante non è che mancanza di consapevolezza dell’assurdo. Rifiuta la religione e le sue consolazioni e si sente felice nel sentire simile a sé il mondo.
•• La narrazione è in prima persona, ma Meursault non spiega mai quello che fa, perché lo fa, o quello che sente, proprio perché non sente nulla. Anche se è lui il narratore, sembra che si veda dall’esterno (il lampadario di Megan in Two). Nella seconda parte, quando Meursault arriva a capire l’assurdo dell’esistenza, comincia a motivare i suoi atti, a porre le sue riflessioni e i suoi sentimenti.

••• Questa è solo la prima fase del suo pensiero. Dopo la guerra e la Resistenza, infatti, il suo pensiero cambia: la consapevolezza dell’assurdo non deve indurre l’uomo ad arrendersi all’irrazionalità del mondo: rifiuta la “disperazione paralizzante” e cerca la “solidarietà con gli uomini nella comune lotta contro quell’irrazionalità”: questo pensiero si concretizza nel romanzo La peste (1947). Qui il nichilismo esistenziale si supera con la solidarietà, perché l’uomo non si sente solo: tutta l’umanità annega nella stessa insensatezza. Camus è in “rivolta”, ma la rivolta non è “rivoluzione”, soprattutto quella comunista. Come Sartre, però, Camus ritiene che soprattutto attraverso l’arte l’uomo possa opporsi all’irrazionalità del mondo, perché l’artista, rimodellando il reale (e quindi l’irrazionale), può conferirgli un senso.

••• Ovviamente, passando dall’individualismo all’apertura solidale, si passa anche dal romanzo al teatro: i suoi drammi, come Caligola e I giusti, hanno come tema l’assurdo, l’estraneità e la prospettiva filantropica.

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