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L'esistenzialismo


Per Karl Jaspers, “oggettivando” il mondo la scienza ne fa qualcosa di estraneo all’uomo. Compito della filosofia è la chiarificazione dell’esistenza, ricerca dell’essere. L’uomo avverte che l’essere è sempre al di là della realtà in cui lo cerca, è trascendenza, sfugge continuamente al tentativo di comprenderlo. La ragione cerca l’essere, avverte che la possibilità è la dimensione più autentica per il singolo, ma comprende che si sceglie sempre una data situazione, quindi un’unica possibilità: la libertà sembra ridursi alla coscienza della necessità.
Sperimentiamo lo scacco e il naufragio: ma proprio nello scacco avviene l’apertura dell’esistenza alla trascendenza dell’essere, sia pure solo nella forma della cifra, del simbolo. Sono le situazioni-limite quelle in cui la trascendenza si annuncia: non nel senso tradizionale della religione, ma come limite costitutivo dell’esistenza.

Per Jean-Paul Sartre la coscienza è essere-nel-mondo, ma, in quanto immaginazione, è anche produzione di irrealtà, libertà come nullificazione del mondo. La nausea è reazione di fronte all’assurdità del mondo, alla sua mancanza di senso. L’angoscia nasce dalla libertà. L’uomo è un Dio mancato. Successivamente, Sartre marca la dimensione “progettuale” della libertà, come assunzione di responsabilità, come lotta e liberazione dall’oppressione.

Maurice Merleau-Ponty, attraverso l’esame della corporeità, vuole recuperare il significato più autentico della vita percettiva. La coscienza non può mai essere considerata di per sé, perché la percezione rinvia il soggetto al mondo, al suo essere-nel-mondo. L’idea di situazione esclude la libertà assoluta.

Gabriel Marcel distingue il problema (che si può affrontare con una certa tecnica) dal mistero, che è domanda intorno all’essere. Vi è un’alternativa radicale tra avere ed essere. Se il mondo della tecnica è predominio dell’avere sull’essere, quello dell’essere è il mondo della speranza, della fede, della scelta di Dio, dell’assolutamente inverificabile, di fronte al quale la scienza è disarmata.

Quello di Nicola Abbagnano è un Esistenzialismo positivo fondato sulla categoria della possibilità, contrapposta a quella della necessità. Ragione è riconoscimento del limite. L’esistenza è progetto e impegno, apertura di orizzonti di possibilità sempre nuovi.

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