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Cosa intendiamo per dolore? Quale è il rapporto tra dolore e sofferenza? La percezione del dolore può mutare nei diversi soggetti e contesti? Può mutare cioè il modo di viverlo e affrontarlo e dunque di concepirlo filosoficamente?
Una definizione appropriata e puntuale di dolore è estremamente problematica. Già solo in ambito sanitario la parola “dolore” è accompagnata da oltre 200 tipi di aggettivi. Ma quella linguistica è una pista del tutto inefficace verso l’autentica essenza del dolore.
Il rischio è sempre quello dell’astrazione, quindi si può chiedere aiuto alle definizioni filosofiche. Abbagnano, nonostante le molteplici interpretazioni della sofferenza offerte dalla storia del dolore, vi dedica solo sei righe: il dolore identificato segnatamente come tonalità negativa della vita sensitiva, segno del carattere sfavorevole della situazione in cui l’essere vivente si trova. Del tutto assente quindi il riferimento alle varie dimensioni, corporeo, psichico e esistenziale. Si coglie la sua valenza negativa, ma la definizione rimane in qualche modo sospesa e poco approfondita. Soprattutto non si fa riferimento a cosa il dolore rappresenti per chi effettivamente lo prova. Si parla in modo marginale della sua essenza. Quindi definizione deludente da cui emerge una certa irrilevanza del tema, una sorta di impasse filosofico contemporaneo, che relega la questione ad altre discipline di carattere più pratico e applicativo. G. Giordano, nell’aggiornamento del Dizionario di Abbagnano, lo fa notare esplicitamente, affermando che “nel nostro tempo, alla dimensione metafisica del dolore, si tende piuttosto a sostituire la dimensione empirica dei dolori sulla base delle scienze naturali e umane e eventualmente della riflessione di carattere bioetico”. Emblematico è il fatto che in tutti i dizionari e enciclopedie filosofiche la voce “sofferenza” sia assente, nella sua sfumatura peculiare che la rende semanticamente sinonima ma anche diversa da dolore. Con l’eccezione del dizionario critico di Lalande, nel quale però il lemma sofferenza è introdotto come semplice rinvio alla voce “dolore”.

In ultima analisi, sembra che la sofferenza e il dolore siano una situazione che travalica la dimensione della ragione e della riflessione filosofica, e colto come problema filosofico una volta offerta descrizione fenomenologica e abbozzato un tentativo ermeneutico appaiono come un tema la cui trattazione appare destinata a interrompersi aporeticamente. Una sorta di passaggio impraticabile per la ragione filosofica, cui è difficile se non impossibile offrire risposte o soluzioni convincenti. Risulta quindi difficile una definizione che vada al di là di un excursus storico di correnti o pensatori, e che eviti rimandi ad altre discipline non filosofiche. Lalande afferma subito l’impossibilità di definirlo. Il concetto, essendo di uno stato psicologico sui generis, di cui si possono solo ricercare condizioni mentali o fisiologiche. Anche Bompiani si sofferma sull’aspetto fisiologico. Un’esperienza che però ha sempre i tratti del particolare, del singolare e del singolo che produce reazioni molto diverse a seconda del contesto.

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