pexolo di pexolo
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Darwinismo radicale

Il concetto di forma, che ancora si conserva in Hegel e nell’idealismo tedesco, riconoscendo delle forme, si perde nella seconda metà dell’800, soprattutto con l’imporsi della teoria evoluzionistica di Darwin: non è solo il materialismo positivistico che non riconosce più nessuna forma come ideale, ma è l’evoluzionismo che, affermando la totale metamorfosi del vivente, s’impone radicalmente in opposizione alla visione classica. È chiaro che il concetto di forma aristotelico non potrebbe più essere mantenuto se vale un evoluzionismo radicale: infatti, nel grande dibattito sulla vera natura dell’evoluzionismo si è presentata anche una lettura radicale di esso. Esso sostiene l’evoluzione di forme che permangono, oppure la radicale metamorfosi? Se si sposa la posizione della radicale metamorfosi si arriva a dire che ciò che noi siamo è soltanto una forma passeggera, sia pure si tratti di una forma transeunte che ha il sapore di migliaia e migliaia di anni, rispetto ad un ipotetico essere post-umano e non più umano, che siamo soltanto un incidente di percorso. Tuttavia, quando l’evoluzionismo diventa così radicale, esso pretende di essere scientifico ma non porta alcuna prova (anche nelle ipotesi del passato, i padri antropologi avevano supposto molte ipotesi poi smentite). L’evoluzionismo radicale afferma il divenire senza l’essere, il puro divenire e Nietzsche segue questa linea, quando afferma il primato di Dioniso su Apollo: la vita è divenire puro, che si dà forme transitorie, momentanee, che vengono continuamente travolte dalla vita come volontà di potenza. Per Darwin, la forma homo sapiens che noi siamo è semplicemente una forma transitoria del divenire, dell’evoluzione intesa come evoluzione radicale.

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