pexolo di pexolo
Ominide 6529 punti

Il progetto filosofico di Cassirer prevedeva la costruzione di una filosofia delle forme simboliche, vale a dire un’indagine sulle attività formatrici dello spirito, che sono la base del mondo culturale dell’uomo; egli parte infatti dalla convinzione secondo cui alla base dell’espressione culturale operi, quale condizione trascendentale di possibilità di tale espressione, una funzione della coscienza, appunto denominata funzione simbolica. Con il concetto di cultura, Cassirer fa essenzialmente riferimento al linguaggio e al mito, entrambe espressioni culturali costruite a partire da simboli, l’uno composto di parole riferite a pensieri e sentimenti, l’altro composto di immagini rappresentanti certe rappresentazioni della realtà; il simbolo è la sintesi tra un contenuto ideale, cioè un significato e un segno sensibile, che può essere un suono, un’immagine, in generale una determinazione sensibile. La funzione simbolica dà sempre luogo ad una determinata configurazione della realtà, in quanto il linguaggio, il mito, il sapere scientifico hanno sempre un compito ben preciso, cioè quello di “nominare” la realtà, di “rappresentarcela”, da attribuirgli uno senso, un significato, un valore: essi generano, producono una certa rappresentazione comunicabile della realtà, tendono alla sua oggettivazione. La realtà non è, quindi, kantianamente intesa quale universale oggetto dato e colto dall’intuizione sensibile, al quale si applicano successivamente le forme del soggetto, essa è invece già l’intreccio simbolico di soggetto ed oggetto, la strutturazione simbolica della coscienza. Per Husserl, come per Cassirer, la coscienza non è mai distante dalla realtà, bensì essa è sempre in-tenzione, apertura ontologica alla realtà; per entrambi, la coscienza è trascendenza, il cui vissuto esperienziale viene da Husserl suddiviso in atto noetico (o intenzionale), con il quale essa si dirige verso l’oggetto («il pensare, il percepire, il desiderare»), e il contenuto noematico, cioè il contenuto della coscienza stessa («il pensato, il percepito, il desiderato»), l’oggetto dell’intenzione. Nonostante l’oggetto permanga trascendente rispetto alla coscienza, fuori di essa, secondo Husserl esso trova il proprio significato, il suo valore soltanto in relazione al soggetto; nella fenomenologia husserliana la soggettività si configura come principio fondativo della oggettività della realtà: la coscienza intenzionale, attraverso l’intuizione eidetica, assume il compito di dare senso e significato al mondo, di determinare ontologicamente la natura essenziale dell’oggetto e, viceversa, l’oggetto è sempre posto in una condizione di determinazione, non permane indipendente ma in una costante relazione, rimanda sempre a ciò che lo costituisce in maniera determinata, ovvero alla coscienza intenzionale. Cassirer ed Husserl sono accomunati dal ritenere la coscienza, simbolica in un caso, intenzionale nell’altro, l’unico principio a partire dal quale l’essere si oggettiva, si determina nella sua vera essenza: in termini kantiani, essa è la condizione trascendentale di conoscibilità e di comunicabilità dell’essere, qualità che non gli appartengono direttamente, ma che sussistono esclusivamente nella sua relazione con la coscienza. Comunque tra i due sussistono evidenti differenti di vedute: l’uno progetta uno studio del mondo culturale, mentre la fenomenologia si apre all’intero mondo della conoscenza eidetica, inoltre, essi mantengono una speculare visione della scienza, se per Cassirer il discorso scientifico è la forma più elevata di razionalità, per Husserl la scienza moderna è il motore di tutte quelle matematizzazioni e tecnicizzazioni che hanno scisso il soggetto dal mondo che ha dinnanzi, ovvero dal suo autentico significato, hanno privato la soggettività della sua centralità nella comprensione del mondo.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email