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La filosofia di Bergson si oppone al Positivismo. Considera validi i dati immediati della coscienza.
Oltre e prima del tempo della scienza, che è spazializzato (è il tempo degli orologi) c’è il tempo della coscienza, che è durata è il fluire, è il tempo vissuto, qualitativo, irreversibile.
La coscienza non è “funzione” del cervello. Il cervello è solo un tramite della coscienza, strumento di mediazione fra la coscienza e la realtà esterna e non, come riteneva il Naturalismo la sua matrice originaria. Così, vi è una memoria meccanica, regolata dalle abitudini, cioè dalla ripetizione di movimenti, ma vi è anche una memoria spirituale, nella quale il passato vive continuamente nel presente, fa tutt’uno con esso. Questa ha bisogno della percezione attuale per rendere attuale il ricordo, come la coscienza ha bisogno del cervello. Perché ci sia la coscienza del ricordo, sono necessari sia il livello profondo che quello della percezione attuale.
L’approccio alla vera realtà delle cose è fornito dalla metafisica, non dalla scienza. Alla scienza sfugge il principio stesso dell’evoluzione, che nella sua natura e costituzione originaria è evoluzione creatrice, cioè slancio, progresso, creatività infinita, imprevedibile e continua produzione di una varietà di forme. La dinamica evolutiva è prodotta da quello slancio vitale, che ha bisogno della materia. La vita è attività contro la passività della materia, lotta contro le resistenze che questa frappone.

L’istinto è capacità innata di usare strumenti forniti dalla natura. L’intelligenza è, invece, capacità umana di fabbricare strumenti artificiali. Essa astrae dal fluire dell’esperienza momenti e concetti stabili, schemi d’azione, spazializza le proprie nozioni per adattarsi all’ambiente e ricavarne ciò che è utile all’esistenza. Così, però, ad essa sfugge ciò che è essenziale nella realtà vivente, cioè il profondo significato del movimento evolutivo. Fatto per operare su cose inerti, il nostro ragionamento è a disagio sul terreno della vita. Così ricostruisce non la realtà, ma un’immagine del reale. Invece l’intuizione, che è sintesi di istinto e intelligenza, coglie lo slancio originario della vita. E l’autentico organo della filosofia, la chiave di volta del pensiero metafisico. Coglie le cose nella loro individualità, nella loro effettiva realtà, al di fuori del loro uso strumentale da parte dell’uomo.
Bergson distingue, inoltre, una società chiusa, che si basa su automatismi sociali simili a quelli riscontrabili nella vita della natura, cioè su condotte abitudinarie, passive, meccaniche degli individui, da una società aperta, caratterizzata dal dinamismo, dall’amore dell’umanità e da una morale assoluta, in cui predominano lo slancio e l’iniziativa degli individui.
E distingue una religione statica da una religione dinamica: la prima pone l’uomo al riparo dal rischio, ed è indispensabile contro la presenza minacciosa di tanti fattori di disgregazione della società; la seconda è azione efficace nel mondo, intuizione piena dello slancio vitale, dell’evoluzione creatrice, misticismo, esperienza di pochi, che potrebbe diffondersi anche nel mondo industriale dominato dalle macchine.

Quella di Biondel è una filosofia dell’azione. La dialettica della volontà costituisce il fattore originario dei processi spirituali. E caratterizzata da una permanente sfasatura fra la volontà e ciò che essa riesce a realizzare. Anche nella scienza è impossibile eliminare del tutto l’elemento soggettivo, le domande di senso.
A fondamento dell’azione morale c’è la libertà, ma anche uno squilibrio fra volontà volente e volontà voluta. Solo in Dio questa condizione esistenziale di scissione viene a risolversi. Biondel propone un metodo dell’immanenza, in base al quale l’esistenza di Dio viene riconosciuta a partire dall’analisi della condizione umana.

Al metodo dell’immanenza di Blondel si ispirerà il Modernismo, che, in più, riconoscerà un’evoluzione continua delle forme della fede e parlerà di storicità del dogma religioso.

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