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Benjamin - L'angelo nella Storia


Benjamin parla di debolezza e fallimento dell’angelo nella storia. Un angelo di carattere effimero, debole, non appartenente alla schiera tradizionale degli angeli immortali, ma che si rifà alla tradizione talmudica di esseri creati in un istante e dalla vita effimera e breve. L’angelo non è solo custode del nome segreto dell’uomo, ma assume valenza storica, libera gli uomini sottraendogli i loro possessi in modo catartico, piuttosto che riempiendo di doni un’umanità che si sta affermando nella distruzione.
La grazia giunge in virtù della sottrazione, l’angelo liberatore deve sconfiggere il male nella lotta finale, ma non è eterno, nemmeno potente, piuttosto debole e demistificatore nel mostrare precarietà e nullità, spezzando la continuità del tempo. È però sapiente, non opera imponendosi e seducendo, ma con il disincanto, sottraendo dalle illusioni e possessioni, liberando dalla schiavitù del tempo effimero. Per far esplodere l’autentica libertà dell’uomo renderlo gratuito.
A partire dal 1941 però la visione cambia: l’angelo che volge il proprio sguardo sugli uomini scontando impotenza radicale non è più liberatore, ha perso la forza dell’attesa e della pazienza è viene trascinato inesorabilmente verso il futuro senza capacità di riscatto, potendo solo dichiarare la natura rovinosa delle cose. È sconfitto nell’incapacità di resistere ad una Storia che è solo morte e macerie. Si tratta di una diagnosi filosofica della realtà che Benjamin stesso sta vivendo, un angelo travolto dalla rovina e catastrofe della Storia nella tempesta del progresso, naufragato nell’immanenza. La missione ora è priorità dell’avvento del messia, una discontinuità radicale che solo può superare tale immanenza. La filosofia della storia propone dunque una rottura radicale nella visione teleologica e progressiva, con la liberazione che non è più dal passato verso un futuro di progresso storico, ma giunge dalla discontinuità nella e oltre la storia stessa. L’angelo sanziona il distacco tra tempo storico e kairòs cristiano, denunciando il mito del progresso. Il messia non è liberatore mondano in un regno “di questo mondo”, ma instaurerà un’altra dimensione. Nessuna realtà storica può volersi riferire al messianismo, il Regno di Dio non è il telos del divenire storico. L’angelo che contrasta l’idolatria del tempo storico è in tale missione debole.
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