Vita activa

Nell'opera arendtiana "Le origini del totalitarismo" si rintracciano le cause delle dittature a partire dalla Rivoluzione industriale. Arendt crede, infatti, che il conformismo sociale, che questa ha provocato, sia una minaccia costante alla libertà politica. La crisi della politica nell'età moderna è il tema principale trattato in "Vita activa. La condizione umana", del 1958. Arendt, indagando il funzionamento della pólis greco-romana, crede che l'agire politico (la vita attiva, appunto, contrapposta alla vita contemplativa) sia stato sostituito dal fare e poi dal lavorare per la sopravvivenza (la decadenza dall'agire alle altre fasi è da rintracciare soprattutto con l'avvento della società cristiano-medievale).
Arendt definisce le tre forme in cui si articola l'agire umano: l'attività lavorativa, l'operare e l'agire.
Marx crede che il lavoro umanizzi l'uomo, mentre Arendt, vicina alle posizioni di Marcuse, crede che l'uomo, in questo tempo, lavori solo per sopravvivere e, al contrario, è convinta che proprio l'agire politico umanizzi l'uomo: l'attività lavorativa, infatti, è energia che si sprigiona e subito viene consumata; in questo senso si lavora per sopravvivere.

L'operare, invece, crea un mondo artificiale, diverso dall'ambiente naturale. L'uomo che opera è colui che costruisce, dunque l'uomo tecnologico che plasma la terra.
L'azione, al contrario, è la sola attività che mette in rapporto diretto gli uomini, senza mediazioni di oggetti: questa è la politica dell'antica Grecia, in cui gli uomini comunicano soltanto attraverso il linguaggio e le nobili gesta. La pólis greco-romana, infatti, esaltava i valori dell'interazione comunicativa tra uomini liberi, protagonisti diretti della vita pubblica. Arendt riprende il pensiero aristotelico secondo cui solo l'azione e il discorso, ovvero le attività umane più elevate, appartengono davvero all'agire politico. Vivere nella pólis, per i Greci, significava abbandonare la violenza e "limitarsi" a usare la forza persuasiva del discorso.
La fine della politica ci consegna quindi alla società del lavoro, la quale ci trasforma in impiegati, perché ci diamo da fare non per vivere, ma per sopravvivere.

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