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Socrate - La vita del più grande filosofo dell'antichità

Nello stesso periodo di Democrito e dei sofisti, ad Atene c’era anche Socrate, la cui influenza nel mondo antico fu grandissima. Socrate non scrisse mai nulla e così tutto ciò che conosciamo su di lui lo dobbiamo a testimonianze. La questione socratica è un problema relativo al chiarimento dell’effettivo pensiero di Socrate, vista l’assenza di vere opere scritte. Socrate decise di non scrivere mai niente per scelta deliberata perché riteneva che la vera filosofia fosse data dal confronto diretto tra persone. Sicuramente non si sa tutto di Socrate, ma non è vero che non si sa niente perché ci sono molti elementi in comune tra le varie testimonianze. Nacque nel 470 a.C. e morì nel 399. Era figlio di Sofronisco, scultore quotato del tempo, e Fenarete, che faceva l’ostetrica. Era una famiglia benestante così Socrate poté permettersi gli studi classici della musica, della matematica e di molte altre discipline. Fu forse allievo di Anassagora. A partire dai quarant’anni Socrate si dedicò esclusivamente alla filosofia. Era sposato e si racconta che la moglie Santippe lo riprendesse continuamente perché se ne stava dalla mattina alla sera in giro a discutere. Socrate partecipò alle vicende politiche della città e da soldato si distinse come uno dei più coraggiosi e forti durante la guerra del Peloponneso. Fece parte di alcuni organi politici del regime democratico ateniese. Si distinse per la sua incorruttibilità e per la sua autorevolezza nell’andare senza timore contro l’opinione della massa. Per esempio fu l’unico che votò contro la condanna degli ammiragli dell’esercito ateniese che avevano fallito durante la guerra del Peloponneso. Socrate non faceva distinzioni di rango tra gli amici e aveva amicizie sincere sia con schiavi, sia con sofisti, sia con nobili, sia con forestieri. Sopravvisse al regime tirannico, nonostante fosse una persona che criticava sempre le ingiustizie e non aveva paura di affrontare le conseguenze delle sue parole, ma paradossalmente fu condannato a morte quando si restaurò nuovamente un regime democratico perché venne denunciato pubblicamente da Meleto (poeta), Anito (politico) e Licone (oratore di scarso successo) con tre accuse: di non credere alla religione, di voler creare e introdurre nuovi dei e di corrompere i giovani. In virtù di queste accuse, Socrate dovette partecipare ad un famoso processo in cui decise di difendersi da solo. Le vicende del processo sono state immortalate da Platone nell’Apologia di Socrate. Venne condannato a morte, accettò con serenità la condanna e morì bevendo una tisana a base di cicuta, un’erba velenosa. Prima della condanna a Socrate fu offerta la possibilità di chiedere scusa pubblicamente e di essere così condannato all’esilio, ma Socrate declinò l’offerta affermando che non aveva niente di cui scusarsi e se mai quelli che dovevano scusarsi erano i membri del tribunale e dargli dei soldi per risarcimento morale. Questa provocazione portò alla condanna a morte a cui Socrate non si sottrasse neppure quando, la notte prima dell’esecuzione, dei suoi amici entrarono nel carcere, corruppero le guardie e gli diedero la possibilità di fuga, ma non riuscirono a convincerlo a fuggire perché egli riteneva che aveva subito un regolare processo ateniese e intendeva rispettarlo fino in fondo. Con questo atto forse mai accaduto, Socrate intende sottolineare l’importanza del rispetto delle leggi e che se le leggi sono sbagliate bisogna battersi per cambiarle.

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