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Socrate - La dialettica socratica

Socrate amava girare per la città e fermarsi a parlare con chiunque incontrasse, preferibilmente con politici e sofisti. Il dialogo socratico era diviso in due parti. La prima parte consisteva nella demolizione delle convinzioni dell’interlocutore ed era contraddistinta dalla dialettica e dall’ironia (che in greco ha il significato di “dissimulazione”). All’inizio del dialogo Socrate era solito presentarsi inizialmente come ignorante per poi mettere in luce tutti i difetti delle argomentazioni del suo interlocutore attraverso continue domande. Socrate ricorreva a brachilogie, cioè a brevi discorsi che rispondevano a continue richieste di chiarimento altrettanto brevi. In questo Socrate si opponeva ai sofisti che erano soliti utilizzare le macrologie, cioè dei discorsi molto lunghi. La finta ignoranza, le continue domande di chiarimento, le brachilogie e l’ironia fanno parte dell’opera di demolizione delle tesi dell’avversario. La seconda parte è detta maieutica (che in greca significa “l’arte di far partorire”) e consiste nella parte costruttiva del discorso. In questa fase l’interlocutore, liberato dai suoi pregiudizi, dalla sua presunzione e dalle sue false convinzioni, si rendeva conto di essere ignorante e si trovava nelle condizioni di poter partorire la verità. L’interlocutore si metteva a ragionare insieme a Socrate che lo guidava e arrivava a elaborare una definizione condivisa del problema. L’obiettivo del dialogo socratico era quindi l’omologhia, cioè l’accordo intorno a una definizione. La definizione condivisa poteva sempre essere migliorata ulteriormente attraverso infiniti altri dialoghi.

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