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Apologia di Socrate - capitoli 1-12


1. Socrate si domanda come e sotto quale effetto i suoi accusatori siano diventati tali,e facciano discorsi così convincenti quasi da convincere lui stesso anche se ,in realtà,di vero non hanno detto niente.
Viene accusato di essere un maestro di bravura con le parole;accusa che,se significasse che racconta sempre il vero,non sarebbe così negativa.
Lui assicura che gli accusatori,di vero,hanno detto poco,se non niente.
E poi afferma ,come una promessa,di dire sempre la verità e non come gli altri,che con espressioni e fraseggi ricercati ingannano e raggirano gli ascoltatori. Il suo vanto è quello di esprimere i suoi ragionamenti in modo libero,le sue parole spontanee e quotidiane,le stesse usate nella vita d'ogni giorno.
Chiede ai suoi ascoltatori,di non fare caso al modo in cui dice le cose(pessimo o eccelso) e di focalizzarsi su ciò che dice (vero o no).

2. Tra gli accusatori,quelli che più teme sono coloro che hanno accompagnato i giovani durante la loro crescita,gli hanno insegnato accusando Socrate ingiustamente e falsamente e hanno convinto loro che lui,capace di rendere vero un argomento falso,non crede negli dèi di Atene.
Questi accusatori,prima di plagiare altri,sono convinti loro stessi di ciò che dicono.
Lui però,nella sua difesa,ha poco tempo per convincerli che quei pensieri che sono radicati da tempo nelle loro menti siano falsi.

3. L’accusa principale a cui viene sottoposto Socrate è quello di strafare con le ricerche sul mondo sottoterra e in cielo e,di nuovo,rendere vero ogni argomento falso,e divulgare tutto ciò di più sbagliato agli ateniesi. Il filosofo confessa di non aver nulla a che fare con questo tipo di ricerche,e,al contrario, invita chiunque lo abbia sentito divulgare queste informazioni di farsi avanti.

4. Socrate nega l’accusa che lo vede insegnare a pagamento; racconta del suo discorso con Callia,nel quale parla di due puledri che ,avendo bisogno di essere cresciuti,il loro padrone si rivolgerà ad un esperto che li sappia curare al meglio; essi vengono paragonati ai suoi figli: a chi si rivolgerà il padre? Ad Eveno: un esperto che,a differenza di Socrate,si fa pagare.

5. Allora,Socrate immagina che la gente,a questo punto in cui si ritiene innocente da ogni punto di vita,si chieda per quale motivo gli siano state rivolte così tante accuse.
La sua fama,dice, è data da una particolare dottrina. A differenza di altri colti ,che detengono un sapere,una dottrina che supera l’uomo,la sua ha un volto umano. Racconta del dio di Delfi,dal quale giunse Cherefonte chiedendogli se ci fosse una persona più dotta di Socrate. L’oracolo negò.

6. Ma lui,ben consapevole di non essere un sapiente,non sapeva che farsene della rivelazione del Dio; cercò tramite un’indagine il senso dell’affermazione dell’oracolo: decise di confrontarsi con uno degli uomini più dotti di Atene rendendosi conto,però che ,nonostante tanta gente lo considerasse sapiente,non lo era. Così,Socrate,che vuole mostrargli la verità,inizia a convincerlo che in realtà non è un vero dotto,e così si fa nemico lui ed altri presenti. Da quel momento,si rende conto di essere più sapiente.
Lui afferma che chi ha una visione chiara di qualcosa,spesso essa si rivela diversa da come sembrava essere. Socrate,non avendo alcuna visione in materia,crede a ciò che vede. Comincia così una serie di incontri con persone presumibilmente dotte,che si rivelano meno sapienti di lui,e di conseguenza aumenta la quantità di nemici.

7. In nome del Dio di Delfi e della libertà,sapeva che il suo dovere dovesse essere mostrare la verità,anche se questo avrebbe comportato un continuo incrementare di odio nei suoi confronti. E proprio in questo agire,si rende conto che quelli che più si vantavano di essere sapienti non lo erano; al contrario,coloro che erano considerati i più scadenti,avevano più doti di altri.
Dopo gli uomini politici,verificò la veritiera sapienza dei poeti chiedendo loro il significato delle loro composizioni e fu sorpreso che a rispondere in modo più esaustivo alle sue domande non furono i compositori,bensì i presenti.
Capisce quindi che quella dei poeti non è una dottrina ,ma una dote innata,della quale si fanno vanto,credendosi sapienti.

8. Infine,va dagli artigiani che,naturalmente,erano più dotti di lui nel loro campo,ma si credevano dotti in altre materie anche più alte. E questa presunzione andava ad offuscare la loro abilità manuale. La conclusione a cui Socrate giunge è che sia meglio non essere dotto nella loro dottrina,piuttosto che trovarsi in una condizione di cecità come loro.

9. Dall’odio che lui ha alimentato sono nate le accuse: Socrate il dotto.
Gli ascoltatori definiscono maestro Socrate nel momento in cui smentisce e mostra la realtà ad altri.
Lui ritiene che il vero sapiente sia Dio,e che la sapienza umana sia pari a zero. E Socrate percepisce se stesso come oggetto che gli Dei usano per far capire agli uomini che il giusto modo per affrontare la vita è ritenere la propria sapienza uguale a zero.
E lui è aiutante del Dio,e per questo è povero.

10. I giovani,però,lo seguono spontaneamente perché si divertono a vedere ed imitare il filosofo mentre mette sotto esame le persone. E quelli messi sotto esame dai giovani ,accusano Socrate di essere un criminale,e di corrompere e distruggere la gioventù.
E quando gli si chiede in che modo Socrate agisca,loro rimandavano alle solite accuse (capitoli1-2-3). E non diranno mai la verità,perchè sono tanti,hanno successo e in realtà non sanno niente. Non ammetteranno mai di non sapere.
Ed essi sono Meleto (incarna odio dei poeti),Anito(lavoratori manuali e uomini pubblici) e Licone (politicanti). Queste accuse hanno radici profonde,e sono difficili da confutare in così poco tempo.
La ragione per cui è antipatico alla gente è che parla in modo spontaneo,riserbando alla stessa la sola e cruda verità.

11. La maggiore difesa serve a lui contro Meleto,che si definisce l’ateniese modello,e oltre a lui, dagli accusatori più recenti,che lo accusano di credere in Dèi diversi,e di corrompere la gioventù,cioè di essere un fuorilegge. Ma lui afferma che il vero fuorilegge è Meleto,che porta in tribunale con assoluta leggerezza le persone e si impegna in cose in cui lui non è nemmeno interessato.

12. Socrate,parlando con Meleto,vuole sapere chi si occupa della maturazione dei giovani. Meleto afferma che sono le leggi che,interpretate dalla giuria,dagli ecclesiastici e dal popolo,permettono loro di educare la gioventù. Perciò solo Socrate sarebbe responsabile di rovinarli.
Ma,partendo dal presupposto che i cavalli,come tutte le altre bestie,possono essere addestrati da pochi,gli esperti,ed è proprio la gente comune che li rovina,lo stesso varrà anche per gli uomini. Ma è conveniente per Meleto dare la responsabilità del fallimento di un’intera società in mano a uno solo,quando Meleto stesso non si è mai occupato dell’educazione dei giovani.

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