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Sesto Empirico

Essendo consapevole della relatività della conoscenza umana che non è affermata con un dogma, ma confermata dall’esperienza, Sesto dà delle regole di condotta, non delle leggi. Egli si schiera contro l’induzione nel senso di affermare tesi universali a partire dalle esperienze, poiché con l’induzione io non esaurisco tutti i casi possibili, in quanto non conosco né passato né futuro. Perciò ne derivano due criteri deboli: il fatto che le esperienze siano soggettive in quanto tutto è relativo, quindi lo scettico non descriverà la natura delle cose, ma la soggettiva impressione che prova di fronte alle cose stesse, e il moderato patire, metriopatheia, per il quale di fronte alle sofferenze lo scettico non è imperturbabile, ma in generale cerca di soddisfare i bisogni e limitare le sofferenze.
Quindi il miglior modo di vita risulta da questi due principi. Lo scettico quindi, a modo di Pirrone, né persegue né evita, perciò non si affida a principi assoluti, ma sapendo che tutto è relativo, punta alla tranquillità d’animo, resa possibile dalla consapevolezza che non c’è niente di assoluto. Infatti se si pone un modello assoluto di virtù, come avevano fatto gli stoici, perdo l’atarassia. Per Sesto anche il linguaggio non mi fa conoscere le cose come sono in sé, ma è uno strumento di comunicazione, di comprensione e di apprendimento della realtà per noi, e poiché nasce in una comunità, è convenzionale ed ha la funzione di veicolo delle conoscenze e di schematizzazione della realtà senza rispecchiare però la natura delle cose. Sesto alla fine dà quattro indicazioni:
- Per le cose interne seguire ciò che dicono i sensi e quindi ciò che appare al soggetto, come conoscenza sempre soggettiva.
- Per le cose esterne seguire i bisogni, far fede sulle proprie sensazioni, attuando il moderato patire.
- Utilizzare le tecniche che ci vengono dalla tradizione per superare i problemi.
- Rifarsi alle tradizioni della società, il che non vuol dire essere conformisti, accettarle come soluzione definitiva, ma ricercare continuamente basandosi sulle tradizioni, perché comunque le esperienze si possono ampliare senza però pretendere di formulare teorie assolute.
Si oppone anche alla concezione corporea di Dio, perché se è composto corporeo è soggetto alla nascita e alla morte.

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