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Relativismo conoscitivo e relativismo etico


È possibile che Protagora intenda sostenere una sorta di “sensismo universale”, in base al quale le cose sono così come appaiono di volta in volta alla percezione dei singoli individui. Tuttavia le parole del sofista nascondono quasi certamente un preciso significato politico: l’uomo, che rappresenta la misura di tutte le cose, non è solo il singolo individuo, ma anche una determinata comunità. Di conseguenza, a questo livello, Protagora sostiene che ciò che appare giusto e buono per una certa comunità (ossia per i cittadini di una città), costituisce anche la norma per la suddetta comunità: il sistema dei valori vigente ad Atene, quindi, riconosciuto come valido per i suoi cittadini, non è lo stesso in vigore a Sparta e al quale si uniformano gli spartani. Il relativismo di Protagora, come si vede, non concerne solo la dimensione conoscitiva (le cose appaiono diverse ai diversi soggetti che conoscono), ma anche, e forse soprattutto, il piano etico e morale (i valori mutano in relazione all’individuo e alla comunità cui egli appartiene). Dal momento che nelle questioni umane non si può acquisire una conoscenza certa e assoluta, bisogna accontentarsi del giudizio che appare di volta in volta migliore. Il compito del sofista consiste allora, secondo Protagora, nell’educare gli uomini a scegliere l’opzione che via via apparirà migliore, ossia più conveniente.
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