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Prodico nasce a Ceo e vive nella seconda metà del V secolo a.C.; si è più volte recato ad Atene come ambasciatore, insegnando anch’egli, come gli altri Sofisti, e avendo forse come suoi discepoli Euripide, Socrate e Isocrate.
La sua concezione della religione, che tende a spiegarne razionalmente la genesi, va ben oltre l’agnosticismo di Protagora e sembra rifarsi — per taluni aspetti — a quella di Senofane. Per Prodico, infatti, gli dei sono il risultato di una divinizzazione — da parte degli uomini — di quegli aspetti della realtà (ad esempio il Sole) che sono particolarmente utili per l’esistenza. O sono uomini divinizzati per i loro meriti. Così Dioniso è il dio del vino, perché è l’uomo ad aver inventato questa bevanda. Gli dei scompaiono e restano solo gli uomini: il divino è un’invenzione umana.
A Prodico viene inoltre attribuito il merito di avere sviluppato la riflessione linguistica e, in particolare, la sinonimica, o scienza dei sinonimi. Egli infatti analizza il lessico evidenziando soprattutto le sfumature, cioè le differenze minime di significato esistenti fra una serie di termini. Sottolinea perciò l’equivocità delle parole e conduce un altro tipo di attacco al linguaggio arcaico. La sottigliezza delle distinzioni da lui operate avrà una notevole influenza sulla cultura filosofica degli anni successivi, in particolare per quel che riguarda i termini usati nel linguaggio dell’etica, che soprattutto da Socrate e da Platone verranno analizzati e sottoposti ad un severo vaglio critico utilizzando la tecnica di Prodico.

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