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L’inizio della filosofia: gli ionici e i pitagorici


La nascita della filosofia si può collocare tra Mileto, Efeso e Samo (in Asia Minore), attorno al VII-VI secolo a.C. Questo fu possibile grazie ad un clima di libertà intellettuale dovuto ad una prospera politica d’espansione ed alla conseguente formazione di una nuova classe sociale; difatti, in seguito a ciò, fu necessaria la discussione di un nuovo tipo di governo adatto a queste nascenti esigenze.
Fu così che si formò la prima democrazia (che comportò anche un’isonomia, cioè l’uguaglianza di fronte alla legge).

Siccome, all’epoca, un ambiente forte economicamente era anche spesso un luogo di incrocio di culture (ad esempio, il Mar Mediterraneo), i primi filosofi furono anche grandi viaggiatori e resero la filosofia planetaria, universale e cosmopolita.

La trasmissione filosofica al tempo avveniva in dei centri detti “scuole filosofiche”, dove si discutevano problemi, difficoltà e dubbi insieme ai “compagni”.
I filosofi e le correnti di pensiero che si svilupparono attorno al VII e il VI secolo a.C. furono:
Gli Ionici, da Mileto → Talete, Anassimandro, Anassimene;
I Pitagorici, dal Sud Italia → Pitagora ed i suoi allievi
Gli Eraclitei, da Efeso → Eraclito e discepoli
Gli Eleati, da Paestum → Parmenide ed allievi
I fisici pluralisti → Empedocle, Anassagora, Democrito


Gli ionici


Gli Ionici si sviluppano nella Ionia, attorno al VII-VI secolo a.C. Gli esponenti di questa corrente sono Talete, Anassimandro e Anassimene, tutti e tre provenienti da Mileto. Essi cercano una risposta agli interrogativi riguardanti le origini della natura, dell’universo e dei fenomeni atmosferici. La loro formazione comprendeva alcune conoscenze di carattere tecnico-scientifico provenienti da Babilonia.

Secondo loro tutto proveniva da un elemento primario, il principio unificatore delle cose detto Arché: esso era anche forza generatrice, elemento origine, materia delle cose e forza divina ed eterna.

Talete, vissuto tra la fine del VII secolo e la prima metà del VI secolo nella città di Mileto, reputa che il principio fondamentale di ogni cosa sia l’acqua, che diede origine ad ogni cosa: secondo la sua teoria, infatti, inizialmente vi era solo un grande Oceano da cui si sviluppò successivamente la vita.

Anassimandro, nato intorno al 610 a.C. nella città di Mileto, sostiene che il principio di ogni cosa era una sostanza indeterminata detta àpeiron, cioè “senza confini”. Egli sostiene che l’elemento creatore di tutte le cose non può essere identificato come una di esse. Anassimandro sostiene che, all’interno dell’àpeiron, gli elementi non sono ancora distinti tra loro: essi si separano tramite processi di separazione e differenziazione goverati da una legge necessaria, detta Dike (giustizia). Questi processi compiono un movimento rotatorio che scinde ogni cosa dal suo contrario, creando infiniti mondi che si succedono secondo un ciclo infinito.
Anassimene, vissuto tra il 586 e il 525 a.C. a Mileto, identificava il principio primo come l’aria, o il respiro. Secondo il suo pensiero, ogni cosa nasce per condensazione e rarefazione dell’aria.


I pitagorici


Dopo la distruzione di Mileto da parte dei Persiani (499 a.C.), il centro della vita culturale si spostò nella Magna Grecia, dove le colonie greche erano indipendenti dalla madrepatria, anche se legate culturalmente. Qui, a Crotone, Pitagora, nato attorno al 570 a.C. nella città di Samo ed emigrato nel sud Italia, stabilì la Fratellanza Pitagorica, un’associazione politico-religiosa quasi considerabile come una setta religiosa.
Le dottrine fondamentali dei pitagorici erano due, e rappresentavano l’Arché:

La dottrina dell’anima, secondo la quale l’anima era costretta a reincarnarsi all’infinito fino alla completa espiazione delle colpe o attraverso pratiche e riti di purificazione; i Pitagorici studiavano gli strumenti per liberarsi dai comportamenti negativi e individuarono l’ascesi, cioè l’obbedienza a precetti molto severi, oppure la filosofia, considerata come via della salvezza grazie alla contemplazione dell’ordine per mezzo della ricerca e della conoscenza.

La dottrina del numero, secondo la quale il vero principio fondamentale è proprio il numero, che ci permette di capire le profonde proporzioni quantitative degli elementi nel kòsmos (ordine). Ciò era possibile perché, secondo i Greci, il numero era un atomo fisico e punto dotato di espansione spaziale. I Pitagorici dividevano i numeri in due gruppi: i numeri pari, cioè non limitati, come cose imperfette e i numeri dispari, cioè limitati, come cose perfette.

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