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L'identificazione di virtù e sapere

La prospettiva di Platone si basa sull'identificazione di virtù e sapere. Si tratta dunque di conoscere l'essenza della virtù. Platone procede a un riesame delle virtù tradizionali, mettendo in luce come esse siano veramente tali solamente se si basano sulla consapevolezza circa i fini ultimi dell'azione umana. Coraggioso, per esempio, non è chi ama l'imprevisto e il rischio, bensì colui che li affronta cosciente dello scopo per cui lo fa. Ma se un uomo possiede vera saggezza, questo scopo non potrà che essere il bene. Lo stesso discorso vale per le altre virtù, che sono apprezzabili solo se basate su un sa-pere che Platone, nella Repubblica, definisce la scienza del bene, ossia «la scienza di di-scernere la vita onesta e la vita malvagia». In questo modo, egli unisce strettamente istruzione scientifica e formazione morale, sapere e valori: la conoscenza è vera sapienza solo se definisce una norma ideale capace di orientare il comportamento etico dell'uomo. La virtù, dunque, è insegnabile, ma essa non coincide con ciò che l'opinione comune reputa essere virtuoso, bensì con la vera conoscenza. Chi agisce viziosamente lo fa perché non conosce il bene, che deve dunque essergli insegnato.

L'educazione dell'anima

Platone individua nell'anima il nucleo della personalità umana. Collocando la virtù nell'anima, egli viene a considerare la paidéia come un fatto spirituale, che ha a che fare con l'interiorità dell'uomo. Come sappiamo, l'anima platonica è un complesso di forze: la parte razionale, quella volitiva (irascibile) e quella legata alle passioni e ai desideri (concupiscibile). La salute dell'anima risulta dall'equilibrio delle sue componenti e dal-la subordinazione della volontà e delle passioni alla ragione. Come il buon medico cura il corpo malato con la dieta e con i farmaci, il buon educatore applica all'anima la giusta terapia, adatta a tenere in armonia l'elemento razionale con quelli istintivi. L'uomo equilibrato è l'uomo libero, provvisto di temperanza, opposto all'uomo che non sa dominare le passioni, ma ne è schiavo. L'educazione viene concepita dai greci dunque come formazione di uomini liberi, ossia come preparazione dell'individuo maschio, futuro cittadino, ad assumere il governo della propria casa e ad esercitare una funzione attiva nella città. Essa si rivolge all'uomo già nato libero e lo aiuta a confermare il suo ruolo nella comunità e a mantenersi padrone di sé, della propria posizione sociale, dei propri beni.

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