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Platone - vita e pensiero

Platone, filosofo Ateniese nato nel 427 a.C., è uno dei massimi pensatori di tutti i tempi. Nato da una ricca famiglia della suddetta città greca, era destinato alla carriera politica, ambizione che però venne soffocata dalla consapevolezza della corruzione che al tempo vigeva tra i ranghi dei politici. Ciò lo spinse ad orientare la sua riflessione verso la ricerca di un modo per far vivere la società nel bene, osservando le comuni norme etiche e di pensiero.
Egli si accanì, inoltre, contro il movimento sofistico, ritenuto responsabile di aver allontanato la politica dalla saggezza, insegnando solo a raggiungere i propri interessi.
La ricerca di Platone parte proprio dal tentativo di stabilire quali siano i valori assoluti a cui l’uomo deve aspirare per una vita all’insegna del bene. Per l’appunto, cos’è l’idea di bene?

Per capirlo, Platone formula, indirettamente, la teoria delle idee:
Questa teoria parte dal presupposto che, per Platone, il mondo sensibile fosse insufficente per comprendere davvero la realtà delle cose e che portasse, anzi, ad una concezione relativistica errata e ingannevole.
La “prima navigazione” di Platone si basava, infatti, sulle teorie e sugli studi fatti dai filosofi naturalisti, quindi “a favore di vento”, anche se considerata non soddisfacente.
La “seconda navigazione”, invece, si svolge “con i remi”, quindi rappresenta il percorso e il viaggio che il filosofo intraprende verso il mondo metafisico, oltre il sensibile, alla ricerca di una realtà che si avvicinasse maggiormente al vero. La destinazione è proprio il mondo delle idee. Ma cosa sono le idee?
Non sono il contenuto della mente (in questo caso), ma entità realmente esistenti, spirituali, eterne, immortali, uniche e molteplici.
Le idee sono perfette, sono degli archetipi.
Dove sono ubicate le idee? Platone le colloca nell’iperuranio, al di là del cielo, della natura.
Le idee sono la causa delle cose, le cose sono l’effetto delle idee: il sensibile deriva dallo spirituale.
Il rapporto tra idea e cosa fa riferimento alla mimèsi: le cose imitano le idee: il falegname, nel costruire, imita l’idea di tavolo, di sedia, di baule. Il fiore imita l’idea di fiore ecc.
Altro rapporto è la metèssi, cioè la partecipazione delle cose alle idee:
L’uomo bello, la donna bella, il fiore bello, partecipano all’idea di bellezza.
Il terzo rapporto è la parusìa, cioè le idee sono presenti nelle cose, e per questo le cose sono la riproduzione delle idee.
Per Platone, quindi, le idee (non più l’uomo) sono il criterio di giudizio delle cose.

La concezione della conoscenza


Dopo aver “costruito” il mondo delle idee, Platone afferma che l’uomo, se opportunamente guidato, può effettivamente arrivare alla conoscenza piena dell’iperuranio. Per spiegare la via da percorrere, il filosofo (nel “Menone”) fa riferimento a un mito. Secondo il mito, l’anima di ognuno di noi, prima di nascere, viveva nell’iperuranio e contemplava le idee e aveva una conoscenza plenaria di ogni cosa. Poi però, costretta a incarnarsi nel corpo, l’anima ha dimenticato tutto, cadendo nell’oblio. Con un esempio Platone rende il tutto più chiaro:
Uno schiavo, privo di conoscenze matematiche, viene un giorno preso in dialogo da Socrate. Costui gli pone delle domande e lo schiavo, dopo un pò di tempo, arriva da solo alla dimostrazione del teorema di Pitagora.
Questo perchè, secondo Platone, la conoscenza è solo una sorta di reminiscenza, di anamnesi, di ricordo di nozioni già presenti in ognuno di noi. I gradi della conoscenza sono paralleli e in relazione ai gradi dell’essere, per cui si parla di dualismo gnoseologico (conoscenza sensibile e razionale) e di dualismo ontologico (mondo sensibile e intelligibile). L’ignoranza, invece, corrisponde al nulla.
Nella Repubblica, però, ci vengono illustrate altre sottocategorie e gradi di conoscenza:

Conoscenza sensibile


A.Congettura o immaginazione, immagini di cose sensibili prive di fondamento;
B.Credenza, le cose sensibili e percettibili;

Conoscenza razionale


A.Ragione scientifica, gli enti matematici;
B.Intelligenza filosofica, le idee immortali.


Le persone comuni generalmente si fermano alla conoscenza sensibile, i matematici arrivano alla ragione scientifica, ma solo i sapienti giungono all’intellezione filosofica. Per arrivarci occorre osservare il processo della dialettica.


La dialettica


La dialettica si identifica con la stessa filosofia, poichè ha come obiettivo la massima conoscenza. Essa consiste in un dialogo fatto di domande e risposte, dove si arriva poi a stabilire la vera origine ed essenza delle cose. Per farlo, si dovrà arrivare a scartare le idee dell’oggetto di studio che sviano la ricerca e trovare invece le idee che, connettendosi armoniosamente, lo costituiscono. La dialettica si divide in:

A.Sintesi, cioè individuazione dell’idea centrale;
B.Analisi, cioè minuziosa divisione di ciascun idea (Procedimento dicotomico).


La dottrina etica


L’etica dell’anima e dell’amore di Platone sono tutte strettamente collegate con la concezione del modo ideale. L’anima è divisa in tre parti:

1.Anima razionale, che prevale negli uomini saggi;
2.Anima irascibile, in cui risiede il coraggio e che prevale negli uomini guerrieri
3.Anima concupiscibile, legata alle passioni terrene, caratteristica degli uomini comuni.


All’uomo non sono negate le passioni, ma è imposto un impegno nel cercare di contenerle. A tal proposito, il filosofo di Atene ci propone il mito dell’auriga:

L’uomo che guida una biga immaginaria, rappresenta l’anima razionale. Alla biga sono attaccati due cavalli: uno bianco e mansueto, che rappresenta l’anima irascibile, l’altro nero e capriccioso, che rappresenta l’anima concupiscibile. Sta all’uomo (ragione) cercare di controllare il cavallo imbizzarrito (passioni), facendosi aiutare da quello mansueto (coraggio). Il destino delle anime degli uomini dopo la morte segue uno stesso principio: in un ciclo di circa 10000 anni (3000 per i filosofi), l’anima che abbia vissuto la sua vita virtuosamente (circa 100 anni) potrà dimorare nell’Etere e ricevere premi nell’aldilà per circa 900 anni. L’anima che, invece, abbia condotto una vita fatta di passioni sfrenate senza ragione, dovrà risiedere nel Tartaro, la prigione che corrisponde al nostro inferno (sempre per 900 anni). Tutte le anime, infine, si recheranno dalle Parche (vedi Mito di Er) per scegliere la loro vita e reincarnarsi di nuovo, non prima di essere state immerse nel fiume Lete e di aver dimenticato tutto. Alla fine, se l’anima seguirà il giusto percorso di redenzione, potrà tornare agli dèi.

Per quanto riguarda la concezione amorosa, Platone la esalta, poichè la ritiene capace di elevare il soggetto alla contemplazione dell’idea di Bellezza, molto vicina a quella di Bene, indice supremo.
Nel Simposio, dopo la descrizione del mito dell’androgino, viene delineata la figura di Amore in sè e per sè. Si arriva alla conclusione che Amore non è né un Dio né un mortale, ma un demone, che sta a metà tra gli uomini e gli dèi, tra ricchezza e povertà, tra saggezza e ignoranza.
Figlio del dio Poro (audacia) e della dea Pènia (povertà), Amore è tra i demoni il più curioso e quello con la maggior sete di sapere. Se l’amore riesce a trovare un punto di equilibrio con la ragione ed, eventualmente, con il coraggio, allora l’uomo potrà davvero definirsi virtuoso.

A visione politica nella “Repubblica” (accenni)

Nella sua opera più celebre, la Repubblica, Platone porta avanti l’idea dello stato perfetto, privo di discontinuità o malvagità.

Lo stato ideale sarà retto da un aristocrazia di filosofi, difeso da un èlite di guardiani e mantenuto dai semplicvi lavoratori salariati.

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