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Platone

La ricerca platonica può essere concepita come l'interpretazione della personalità filosofica di Socrate.
Il dialogo per Platone rappresenta il solo mezzo per esprimere e comunicare agli altri la vita della ricerca filosofica. Esso, infatti, riproduce l'andamento stesso della ricerca, il suo procedere lentamente e faticosamente di tappa in tappa.
L'orfismo, filtrato mediante l'esperienza pitagorica che Platone fece durante i suoi soggiorni in Italia, offre - con la teoria delle metempsicosi -, l'aiuto indispensabile per dar conto della tesi socratica che la virtù è scienza e come tale è insegnabile. Proprio intorno a queste due istanze, Platone fa ruotare tutte le altre posizioni del Maestro Ateniese (Socrate). Sicché la concezione orfico-pitagorica dell'immortalità dell'anima rappresenta la base teorica sulla quale ricostruire sistematicamente il pensiero di Socrate.

Se la virtù è sapere si può chiedere come si raggiunge la relativa conoscenza, tenuto conto che per acquisirla occorrerebbe possederla già e già sapere che cos'è il bene per pervenire alla conoscenza del bene. se non si conosce la virtù, quand'anche la si incontrasse non la si riconoscerebbe e dunque non la si potrebbe apprendere; se, invece, già la si conoscesse, anche in questo caso ne sarebbe interdetto l'apprendimento. Platone risolve questa difficoltà con la tesi che conoscere è ricordare, ossia è reminiscenza di quanto si è già appreso, ma poi dimenticato.
Virtù=Bene -> consiste nel prendere consapevolezza di certi contenuti che sono già nell'anima, ma come in uno stato di latenza.
La maieutica allora è il condurre a ricordare ciò che già si sa, perché si trova nell'anima, dato che questa sopravvive al corpo e si reincarna. Ecco perché l'anima ha acquistato conoscenze nelle precedenti vite corporee e le ha mantenute, anche se in una condizione di torpore oblioso.
La coincidenza delle virtù con la scienza diventa la condizione per affermare l'unità e l'unicità della stessa virtù, nel senso che il possederne una, se essa è conoscenza della regola dell'agire, comporta che le si possiedano tutte, ossia che si possegga la medesima regola che dà luogo alle altre. La loro unità e unicità risiede nell'essere conoscenza della regola ed è questa la condizione (interiore) che qualifica i relativi comportamenti come virtuosi.

Teoria delle idee

Con le Idee la ragione socratica, definita dal calcolo di una sobrietà di vita che organizza la prassi, si risolve in una ragione che sopravanza la misura dell'utilità quale criterio etico, per delinearsi come speculazione pura dell'essere. Platone arriva a questo assunto ritenendo che dato che i fatti non si spiegano con i fatti, bisogna postulare come loro ragion d'essere una causa in sé; tali postulati, dunque, sono le Idee e queste sono l'IN Sé della determinazione del bello, dell'uguale, ecc.

Nell'Idea in sé prendono concreta forma la dimensione dell'Identità - come modo d'essere di ciò che permane e vive in una assoluta immobilità oltre il divenire- e quella dell'Intelligibilità, ossia del carattere non-sensibile del permanente stesso, giacché nulla di ciò che cade sotto i sensi è esente dal divenire.
La trascendenza dell'Idea, il suo essere separata dalle cose sensibili, è una conseguenza della sua identità e della sua intelligibilità, dal momento che queste dimensioni non si riscontrano nelle cose sensibili e divenienti.
Le Idee sono molteplici, tante quanti i nomi comuni e gli aggettivi qualificativi. La causazione che le Idee determinano sulle cose si precisa in quattro rapporti:
Mimesi: le cose sono copie delle Idee che sono modelli;
Metessi: le cose partecipano alle Idee;
Parousia: nelle cose vi è la presenza dell'Idee nella modalità di impronta, orma;
Koinonia: comunanza tra cose e Idee-> ciò che è in comune è il carattere unitario di tutte le cose di una certa classe della quale l'Idea è per l'appunto l'in sé.
Dato che le Idee sono postulati che bisogna ammettere per dar conto del carattere delle cose, occorre postulare oltre ipotesi, ossia altre Idee, che diano conto delle prime; così di seguito risalire da Idee a Idee, cioè da postulati a postulati, fino ad un principio anipotetico, che Platone indica nel BENE IN Sé esso diventa così: la ragion d'essere delle Idee; principio della intelligibilità e dell'intelligenza dell'Intelletto; causa della vita delle cose empiriche.

Teoria della conoscenza

anamnesi -> richiamare alla memoria delle conoscenze già conseguite. Le Idee per un verso garantiscono la persistenze dell'anima la quale, essendo capace di contemplarle, dev'essere di natura loro affine, dunque immortale; per altro verso si offrono all'anima stesse come contenuti eterni di conoscenza che essa, nella sua preesistenza al corpo, ha contemplato e poi ricorda.
La struttura del conoscere si determina per gradi; i contenuti conoscitivi si definiscono a partire della realtà, tanto che a differenti livelli di essere corrispondono diversi gradi di conoscenza.
Le molteplici cose sensibili si possono spiegare solo riportandole alla unità di un'Idea corrispondente, che per partecipazione le fa essere appunto ciò che sono. Ma le Idee stesse sono molteplici, sia pure a un livello del tutto differente dalle cose sensibili; per Platone il molteplice, non spiegando mai se stesso, ha bisogno di essere riportato all'unità. Di conseguenze diventa necessaria quella teoria dei principi primi e supremi dell'Uno e della Diade indefinita di grande e piccolo:
Uno -> principio di ordine e di misura, che determina in senso formale un elemento illimitato espresso dalla Diade -> la quale funge, sul piano delle Idee, da principio materiale.
Diade -> informata dall'Uno costituirebbe la materia delle Idee; informata dalle Idee costituirebbe la materia degli enti empirici.

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