pexolo di pexolo
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Platone - Teeteto

Il pensatore socratico riesce anche a combinare (e ricombinare) i matrimoni, cioè i pensieri migliori (se la capacità è trasposta sul piano epistemico); egli si impegna tenacemente a far nascere il modo migliore di pensare, perché le levatrici ostetriche non solo sono capaci di far nascere gli altri, ma vanno maggiormente fiere di una “seconda arte”, che è quella di combinare «sponsali ben disposti» (i migliori collegamenti di pensiero). Soltanto loro hanno l’accesso a questa capacità, anzitutto perché sono persone «dabbene e autorevoli» e in secondo luogo perché conoscono la persona che hanno fatto nascere. Il pensiero auscultante si colloca lontano dalle “vette del sapere”, dall’intellettualismo sofistico, laddove il linguaggio appare ben poco brillante (forbito, eloquente) e dove ci si sforza di stare a sentire con austerità, con pazienza e con tenacia; Wittgenstein, nei Pensieri diversi, afferma: «Discendi sempre dalle nude alture dell’intelligenza, nelle valli verdeggianti della stupidità; per i filosofi c’è comunque più erba nelle valli della stupidità, che sulle nude alture dell’intelligenza». Wittgenstein invita ad immergersi in quelle strade, piazze e mercati dove andava Socrate a fare lezione; tuttavia, la “filosofia da strada” senza un’accurata preparazione sarebbe puramente vaneggiamento e, viceversa, la “filosofia accademica” che non si cala sull’individuo in fieri rischia di divenire mero bagaglio culturale, incapace di mettere in crisi le certezze personali. «[Teeteto] Non so, Socrate. Però ti dico quello che provo»; in assenza di ascolto interiore, spesso dovuto al pregiudizio che non ci sia alcun messaggio interiore da ascoltare, siamo paralizzati, impediamo la nostra stessa nascita, cioè la conoscenza del nostro sé, della nostra identità personale. Le paraninfe, in assenza di quella fondamentale “seconda arte” non potrebbero svolgere a pieno la funzione di levatrici, proprio perché senza una giusta accortezza, pazienza e un giusto rigore compierebbero un’opera di ruffianeria e ricombinerebbero i pensieri peggiori; o noi impariamo quell’arte della maieutica, oppure siamo destinati a comportarci da ruffiani e da stolti.

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