_kia96_ di _kia96_
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Tutta la filosofia di Platone può essere ricondotta ad un evento traumatico della sua vita: la morte del maestro Socrate (399 a.c.) durante il regime democratico di Trasibulo.
Nella lettera VII afferma che avrebbe voluto intraprendere da giovane la carriera politica, ma dopo la delusione subita con l'ingiusta condanna del maestro da parte di una democrazia corrotta e malsana, ha cambiato idea. E' però evidente come lo scopo della sua filosofia sia politico e in particolar modo consista nel "rintracciare le condizioni di uno Stato giusto".
Egli, infatti, dopo la cocente delusione non vede la democrazia come la migliore forma di governo perché tutti possono salire al potere pur non essendo adeguatamente formati, essa è, infatti, solo l'anticamera della tirannide.
Nell'opera utopica "La Repubblica" teorizza uno stato ideale con un regime aristocratico (aristoi =i migliori). Egli infatti sostiene che chi deve fare il bene collettivo deve essere prima di tutto capace di identificarlo e quindi, seguendo l'insegnamento socratico, non può fare a meno di associare la figura del filosofo (colui che conosce il bene di tutti) al governante (colui che deve operare per il bene collettivo). Egli cercherà anche di concretizzare questa aspirazione durante il soggiorno a Siracusa, ma verrà imprigionato dal tiranno Dionisio. In realtà questa concezione del re-filosofo è più vicina a noi di ciò che può sembrare, infatti, tutti i grandi totalitarismi del Novecento con a capo dittatori poggiavano i propri regimi su basi filosofiche. Per formare futuri uomini politici fondò, infatti, l'Accademia.

Lo Stato ideale è lo Stato giusto che è tripartito cosi come è tripartita l'anima dei suoi cittadini. I cittadini, in cui prevale un'anima razionale saranno i governanti, quelli in cui prevale l'anima irascibile saranno i guerrieri e coloro in cui prevale la parte concupiscibile saranno i produttori economici.
La suddivisione dello Stato in classi è motivata dal fatto che ci sono diversi compiti che devono essere svolti in maniera competente, per cui devono essere svolti da persone differenti (nella democrazia tutti potevano salire al potere pur non essendolo), ci deve essere una gerarchia di ruoli per evitare sommosse e la divisione non avviene in base al censo, ma in base alla disposizione naturale e quindi dal prevalere di una parte dell'anima sulle altre; in questo modo in ogni classe prevarrà una virtù (saggezza, coraggio e temperanza) che aiuterà i cittadini a svolgere bene il proprio ruolo e trarre soddisfazione da questo.
Uno Stato è giusto quando c'è equilibrio tra le classi sociali nessuna prevale sulle altre e ognuna svolge in modo competente il proprio ruolo nella società, in particolar modo i governanti che devono occuparsi esclusivamente del bene collettivo e tralasciare i beni personali, le forme degeneri dello Stato nascono proprio quando i governanti guardano al proprio bene. Platone è il primo a teorizzare una forma di comunismo, egli infatti sancisce per le classi dei governanti e dei guerrieri l'obbligo alla comunanza dei beni, in questo modo essi opereranno sempre per il bene della patria e non guarderanno all'interesse personale e quindi, non accecati da cupidigia e avidità, porteranno avanti il loro compito per il bene collettivo.
La classe dei governanti ha in comune anche le donne, perché anche una famiglia distanzierebbe il governante dall'esercizio della propria attività e così metterebbe da parte l'interesse collettivo per quello personale. I matrimoni, organizzati dallo Stato sono unioni temporanee col solo fine di procreare figli sani che, una volta nati, saranno affidati allo Stato che li educherà per farli diventare a loro volta governanti; essi, infatti, non essendo vissuti in un nucleo familiare privato considereranno lo Stato una grande famiglia ed essendo stati abituati fin da piccoli al bene collettivo porteranno avanti questa ambizione anche da grandi. I governanti sono felici, perché fanno il bene di tutti e quindi il bene collettivo corrisponde al bene personale, la felicità individuale coincide con quella dello Stato. I governanti non sono controllati, ma le altre classi si fidano perché essi hanno un'inclinazione naturale alla saggezza e sono stati educati dallo Stato per esprimerla nel migliore dei modi per il bene dello Stato. La filosofia secondo Platone non è solo per interrogare, ma per costruire il mondo sociale e spiegare come è costruito il mondo fisico.

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