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Il mito delle stirpi di Platone

La divisione in classi sociali, ai giorni nostri può apparire profondamente ingiusta; è pertanto necessario chiarirne il senso e la portata in relazione al progetto filosofico e politico di Platone. Innanzitutto occorre sottolineare il fatto che Platone non intende l'appartenenza a una certa classe sociale come diritto che si eredita con la nascita.
Per Platone invece se un bambino nato da una famiglia appartenente alla classe dei lavoratori ha doti naturali di coraggio o di saggezza tali da renderlo un buon soldato o un buon politico, deve seguire la sua naturale tendenza e accedere a queste funzioni superiori. Nello stesso tempo, nella città ideale platonica è ammessa la possibilità che un figlio nato da genitori guerrieri o politici possa essere retrocesso nella classe dei lavoratori manuali.
Le classi sociali platoniche non sono, dunque, immutabili e chiuse: tra di esse è possibile sia il percorso di ascesa sia quello inverso di discesa. Per chiarire il suo pensiero Platone ricorre al racconto di un mito fenicio, diffuso nelle antiche società e che già ai tempi di Platone non era facile accettare. Il mito narra che gli uomini prima di venire alla luce erano sotto terra e con loro c'erano le armi e ogni tipo di manufatto. Nonostante fossero tutti uguali, quando li plasmò il dio decise che alcuni di loro dovessero essere destinati a governare e perciò mescolò dell'oro nella loro stirpe. Nei soldati, invece, mescolò dell'argento e nei contadini e negli artigiani ferro e bronzo, i metalli non nobili.

L'ordine principale che il dio diede ai governanti fu quello di curare in modo particolare l'educazione dei giovani, per capire la loro vera natura o vocazione, se quindi fossero dotati d'oro, argento, ferro o bronzo. Tutto ciò al fine di evitare che uomini inadatti per natura a governare potessero ascendere al potere, in quanto la città, secondo quello che diceva l'oracolo sarebbe andata in rovina quando al governo ci fosse stato un politico "fatto di ferro o bronzo". Il fine di questo racconto fantastico è quello di persuadere in primo luogo i governanti e i soldati, e poi tutto il resto della popolazione, che gli uomini, pur essendo differenti per i ruoli che rivestono, sono anche profondamente uguali. La morale che possiamo ricavare dal mito è che gli uomini, pur essendo tutti uguali per dignità e origini, hanno attitudini e predisposizioni naturali differenti.

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