pexolo di pexolo
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Mìmesis

Nella lunga sezione dedicata a quelle che noi chiameremmo «le materie letterarie» e ai criteri che devono informare i «programmi di studio», si passa dall’analisi dei contenuti all’analisi della forma letteraria (dei vari «generi» letterari): anche in questo caso il tema centrale è celato dietro a quello apparente, la classificazione delle forme letterarie, perché il vero fulcro del discorso è il tema cruciale della mìmesis. Essa, apparentemente introdotta come criterio per stabilire il «tenore mimetico» (o imitativo) delle forme letterarie, è proprio l’argomento centrale. Ma il chiedersi in che misura la mìmesis sia adatta ai guardiani dello stato ci lascia subito spaesati: in che misura essa viene intesa come «imitazione»? In che senso i guardiani potrebbero diventare degli «imitatori»? La mìmesis (che sembrava un problema letterario o estetico-letterario) si salda con quello della metamorfosi (che sembrava un problema teologico) fino a formare un unico problema, squisitamente antropologico: chi assume molte forme non ne assume, veramente, nessuna (rovesciando la qualità essenziale del genio romantico, cioè la flessibilità metamorfica). Infatti, a Platone interessa richiamarsi al principio della specializzazione, per cui il disperdersi in molte attività è dannoso, e così anche i guardiani «non dovranno né fare né imitare altra cosa».

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