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Potenza, atto e priorità

Individuati i tre principi del movimento, Aristotele osserva che ogni materia è priva di qualche forma e ne può assumere altre, ma non tutte. Egli introduce così i due concetti di potenza e atto: ogni materia ha in potenza la capacità di assumere qualche forma e una volta assunta una forma è in atto ciò che prima era in potenza. Il divenire è perciò retto da una tendenza che trasforma in realtà una potenzialità, quindi a diventare una cosa potrà essere solo quella materia che è potenzialmente in grado di assumere quella determinata forma.
Questo passaggio mostra che un certo materiale è finalizzato e predisposto ad assumere solo certe e determinate forme secondo un finalismo che evidenzia il legame tra materia, privazione e forma e si realizza nel passaggio da potenza ad atto. Aristotele dà però priorità all’atto sulla potenza, poiché la potenza è la capacità di assumere una forma, ma il passaggio da potenza ad atto è possibile solo in forza di qualcosa che è già in atto. Questa priorità è sia ontologica, che logica, temporale e gnoseologica. Per esempio è logica perché non posso conoscere la potenza di qualcosa se non so l’atto a cui si riferisce, devo prima conoscere l’atto per dire che qualcosa è in potenza di quell’atto; anche dal punto di vista gnoseologico posso identificare la possibilità solo quando ho conosciuto l'attualità. Dal punto di vista del tempo come specie l’atto precede la potenza, come numero no.

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