pexolo di pexolo
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Identità fra linguaggio e pensiero

Questa è la tesi di partenza di Platone, secondo cui lògos (pensiero)=diànoia (linguaggio), cioè pensare è parlare in silenzio. Egli ne parla in primo luogo nel Teeteto, nel quale viene affermato che il pensiero è un discorso che l’anima intrattiene con se stessa a proposito delle cose che le succede di prendere in considerazione, è un dialogo (lògos); quindi, nel Filebo Platone riflette sul processo di formazione dell’opinione, ed afferma che se ci fosse qualcuno a lui vicino, e ripetesse a colui che è presente quelle stesse cose dette a sé stesso, facendosi intendere ad alta voce, allora ciò che noi abbiamo chiamato opinione diventerebbe in tal modo discorso, quindi afferma che qualora il discorso che l’anima intrattiene con se stessa venga espresso, esso genererebbe l’opinione; nel Sofista, infine, è espresso che pensiero e discorso sono la stessa cosa, non fosse che il dialogo interiore che l’anima tiene in silenzio con se stessa ha ricevuto il nome particolare di pensiero. Rimangono delle questioni aperte: anzitutto qual è il contenuto di questo discorso dell’anima, inoltre, se tra pensiero e linguaggio vi sia identità assoluta (la quale porterebbe a concludere che ogni discorso è razionale, conclusione inaffermabile) o relativa; questo discorso coglie le idee? Linguaggio è semplice esteriorizzazione del pensiero, tanto è dentro, tanto è fuori, non è specificato quale dei due sia più importante e quale relazione li lega. Successivamente, nel Cratilo, viene affermato che la parola proferita sia da svalutare rispetto a quella interiore: nella pretesa di giustezza del linguaggio non è raggiungibile alcuna verità oggettiva, si dovrebbe conoscere l’ente senza le parole, semplicemente a partire da se stessi: la dialettica, che è lo scopo di questa operazione, si propone esplicitamente come un modo di rendere pienamente autonomo il pensiero e di aprirlo ai suoi veri oggetti, le idee; esse non possono essere ridotte a parole o concetti, per cui la parola pensata rimane più importante, più fondante della parola proferita, che non può cogliere le idee, in quanto richiedono di essere colte in una dimensione precedente.

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