pexolo di pexolo
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Filosofia classica

Nella filosofia classica si occupano due filoni di questo tema: da una parte Platone ed Aristotele, che si occupano di questo rapporto rendendo conto del pensiero discorsivo, delle proprietà logico-semantiche, dall'altra parte nello Stoicismo il problema verte sulla necessità di distinguere l’umano (uomo come animale parlante, dotato di un discorso interiore) dall'animale parlante (che pedissequamente ripete ciò che ascolta, non pensante); quindi è con gli Stoici che si pone il problema dell’origine del linguaggio, una questione tuttora aperta.

Medioevo

Nel medioevo, il problema sull'anteriorità del pensiero o del linguaggio doveva fare i conti con la rivelazione divina; Agostino sostiene che il Verbo interiore precede ogni genere di espressione, in quanto generata dall'esperienza e lega il verbo interiore alla dottrina della grazia, secondo cui la presenza del verbo interiore nell'uomo è il segno della presenza di Dio nell'anima dell’uomo convertito; questo perché la dimensione dell’interiorità umana è abitata dal Divino, Dio è nella parte più interiore dell’interiorità umana. Sempre nel periodo medioevale si afferma uno schema concettuale, rispetto a questo rapporto, tripartito (secondo la triade metafisica fondamentale Dio-uomo-mondo, che fa riferimento ad un Mediatore): il modello delle tre orationes (discorsi) distingue tre stati della parola, se fino a quel momento erano stati due (Platone, Stoici: parola interiore/parola esteriore), l'oratio scripta (parola scritta), l'oratio prolata (parola proferita) e l'oratio mentalis (parola pensata); è Aristotele che, per primo, tiene conto delle lettere (dimensione simbolica dei segni convenzionali), dei suoni e delle affezioni dell’anima, quindi che con un modello tripartito va oltre alla dicotomia classica di Platone.

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