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Divisione dell'anima e piaceri

Nella metafisica a carattere dualistico anima-corpo, trascendente-contingente, sviluppata da Platone non si individua una posizione univoca e stabile, ma piuttosto molto dinamicamente si passa da un’iniziale svalutazione radicale del piacere legato ai sensi, concreto e concupiscibile, asservente l’anima al sensibile, evolvendo il pensiero verso un ribaltamento e ad una successiva valutazione meno rigida dei piaceri in sé, che attribuisce sia piacere che dolore alla dimensione spirituale dell'anima. Soprattutto tale concezione si incrocia con l'altro grande momento teorico platonico dell’anima divisa in tre parti (concupiscibile, irascibile e razionale). È quindi indubbio che i piaceri dell’anima razionale siano superiori, ma si ammette che gli altri possano essere considerati come accettabili solo se controllati dalla stessa giurisdizione della anima razionale, e posso essere invece condannabili allorché la prevaricassero. Anche perché resto comunque e sempre vero che piaceri, dolori e desideri sono per loro natura profondamente umani, a cui ogni mortale deve essere per necessità attaccato. Non possono essere elisi e non rientrare e non rientrare nel computo di una vita felice, la quale vale più di ogni altra. Ma chi può indicarci la via per godere di più e soffrire di meno?

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