pexolo di pexolo
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Dialettica


Essa è la via, una vera e propria tecnica di risveglio, attraverso cui otteniamo la liberazione dall’apparenza: la dialettica, che va dall’immagine alla cosa, ha il compito di consumare l’elemento immaginario della cosa affinché la Realtà possa venire alla luce. Possiamo allora concludere che la dialettica platonica è un movimento contro-estetico (come per Heidegger l’operare artistico non è un produrre immagini più o meno mimetiche, ma piuttosto un «togliere» quegli elementi di disturbo che impediscono alla natura, alla verità della cosa, di venire alla luce). Platone, lungi dal produrre una «confutazione anticipata», una «reazione» a qualcosa che si manifesterà diciotto secoli più tardi, non «prevede» la modernità ma ne descrive la fisionomia metafisica come una possibilità metafisica: la possibilità di uno stato in cui l’immaginazione finisce per occupare tutto lo spazio possibile, ossia finisce per surrogare la realtà come Artificio totale.

Bellezza


Sorprendentemente, anziché svuotare la mente, una volta liberatici dell’immaginazione abbiamo secondo Platone permesso che si creino le condizioni perché l’Arte possa manifestarsi per ciò che è realmente: essa è la negazione dell’artificio, ossia è la Natura. La guarigione della città ne causa il rifiorimento: essa può ora introdurre le armonie ed i ritmi nel programma educativo, che deve così essere informato a valori «musicali». La bellezza, che per la prima volta compare nella Repubblica, è intesa come qualità ritmica, armonica, che si può trovare ovunque, anche nei manufatti più umili (siamo lontanissimi dalla bellezza «estetica» in senso moderno, sia perché quella viene intesa come bella apparenza, in cui la cosa si risolve, sia perché risponde ai caratteri di un artificio, come in Baudelaire).

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