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Ragione e intellezione

Sulle immagini prodotte dall'immaginazione, che la memoria conserva, opera la ragione (noùs). Essa astrae dalle immagini la forma intelligibile, ossia il concetto o essenza che conviene a tutti i membri di una specie, in quanto ne raccoglie o "ne prende insieme" i tratti comuni. Si tratta in sostanza del medesimo processo dell'epagoghé (induzione) psicologica, di cui abbiamo parlato come metodo per apprendere i principi delle scienze. Per esempio, sulla base di successive percezioni sensibili di uomini, rielaborate dall'immaginazione e conservate dalla memoria, è possibile giungere, con un atto di intuizione intellettuale (noùs), ad apprendere con il pensiero l'essenza o forma intelligibile dell'uomo, espressa sul piano linguistico dalla definizione "animale razionale" (che costituisce uno dei principi propri dell'antropologia, ossia della scienza che studia l'uomo).

È necessario osservare anche, a questo proposito, la differenza rispetto alla concezione platonica: le idee o intelligibili, per Aristotele, non esistono in sé, come per Platone, ma sono immanenti alle cose concrete e sensibili, da cui spetta alla ragione di trarle. Oltre a trarre dal sensibile la forma intelligibile e a rifletterla in sé, come in uno specchio, la ragione si attiva a collegare i concetti nei giudizi e i giudizi nei ragionamenti (sillogismi).

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