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Nel Critone (opera scritta, secondo alcuni, negli stessi anni dell’Apologia, secondo altri in età più tarda) Platone racconta un fatto avvenuto dopo la condanna i Socrate a morte, prima della sua esecuzione.

Molti discepoli, con alla testa Critone, suo coetaneo e grande amico, avevano progettato e studiato il modo di farlo fuggire dal carcere, per sottrarlo alla pena di morte, e gli presentano tale progetto. Socrate lo respinge in modo categorico, e spiega le ragioni del suo rifiuto.

Due sono le grandi idee di fondo espresse nell’opera.

In primo luogo, si dice, rovesciando una regola allora ritenuta fondamentale, di difendersi dalle offese ricevute, rispondendo nello stesso modo. Socrate sostiene invece l’idea che all’ingiustizia non si deve rispondere con ingiustizia, in quanto non si deve fare il male a nessuno, neppure in risposta a un male ricevuto, e quindi non si devono mai commettere in alcun modo azioni ingiuste.

E la sua fuga dal carcere sarebbe stata una ingiustizia contro lo Stato. Socrate sostiene inoltre la grande tesi secondo la quale il vero “vincere” consiste non nell’imporre con violenza ciò che si vorrebbe, ma nel “persuadere” gli altri.

Il vero “vincere” sta nel “con-vincere”. Si tratta della prima teorizzazione della rivoluzione della non-violenza.

Martin Luther King citava spesso il Critone per questa idea in esso contenuta, che è una delle più grani idee espresse dalla filosofia sulla base della pura ragione.

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