pexolo di pexolo
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Platone - Anima

L’anima è quella facoltà o natura dell’uomo che gli permette di rivolgersi e considerare le cose non nel loro aspetto sensibile, ma nella loro vera essenza, nella loro natura più profonda. Nel Teeteto Platone esplicita questa dottrina mostrando che la sensazione non è la fonte propria della conoscenza, i sensi non sono che strumenti mediante i quali la nostra anima avverte degli oggetti, cioè subisce delle affezioni (patisce), ma non sempre ogni affezione corrisponde ad un organo di senso, un oggetto concreto non è anzi percepito da nessun organo particolare, ma è dato da un’affezione comune a più sensi: bisogna allora convenire che l’anima ha la capacità di stabilire una connessione tra i vari dati sensoriali (è il centro di unità, cui convergono le cose) e che sono significanti, intelligibili, in virtù di questa relazione; è affermato un primato della relazione, l’anima è centro di relazione.

L’esistenza di una cosa presuppone la sua identità con se stessa e la sua alterità rispetto alle altre cose, ma la sua intelligibilità più profonda è data non dalle particolari sensazioni, prese una per volta o sommandole insieme, ma dalle determinazioni intelligibili che l’anima discerne da sé mediante se stessa: l’essenza delle cose che vedo non sta nelle cose stesse (Platone si distanzia da Parmenide e da Aristotele, individuando nel mondo delle idee delle realtà che realmente sono e che sono il fondamento di questo mondo), così l’Essere risulta da una conoscenza puramente intellettuale (operazione comune a Parmenide, ma con le debite distinzioni) diversa ed ulteriore a quella sensibile. Il vero sapere è sempre in relazione all’Essere, a ciò che sempre è (e che non è mai in maniera determinata, perché è sempre), sottratto alla parzialità della sensazione e colto con un atto puramente intellettuale.
Reale definisce Platone il padre della Metafisica perché non nega il mondo sensibile, ma distingue due piani (e perciò sarebbe anche il padre della Teologia, intesa quale indagine razionale sull’esistenza e sulla natura di Dio): si pone una netta distinzione tra il mondo che vediamo con i nostri occhi e il mondo che vediamo, nella sua realtà più intima, con gli occhi dell’Intelletto. Il vero sapere non consiste nell’avvertimento puro e semplice del dato frammentario (sensazione), neppure nella sua organizzazione, ma nella possibilità tutta intrinseca all’anima di cogliere ciò che è (un mondo della pura intelligibilità indipendente da quello sensibile).

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