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Le origini della filosofia greca


Il periodo: VII-VI sec. a.c.
Il significato: il tentativo di spiegare il mondo e l’esistenza tramite un uso consapevole della ragione e di ridurre i molteplici dati provenienti dalla natura (Physis) ad un principio unico logico-razionale (Arké).
Lo scenario: i primi pensatori trovano nella natura il luogo privilegiato di riflessione e dall’osservazione dei fenomeni naturali cercano di ricavare un senso, un significato, un’origine e una direzione dell’esistenza (Telos).
Il primo tentativo di spiegazione del mondo (cosmologia) avviene attraverso le dottrine religiose dei misteri che si rifanno al Mito di Dioniso e di Orfeo.
Il poeta Esiodo con la sua opera “Teogonia” ispira molti filosofi poiché dà una visione complessiva della nascita e dei caratteri delle divinità greche e soprattutto è uno dei primi a cercare un principio originario delle cose. Nelle religioni dei misteri e nella mitologia sono presenti influenze di altre civiltà e culture provenienti dall’Egitto, dalla Siria, dalla Persia, dall’India.
Il mito utilizza la fantasia come strumento principale di spiegazione del mondo.
Si differenzia dalla filosofia perché colui che pensa e che scrive non riesce a prendere la giusta distanza dalle cose della natura e non riesce a prendere coscienza di sé come osservatore.
Il poeta o il seguace di una religione, il sacerdote, è completamente immerso nel mondo o nel rituale da esso celebrato, quindi non riesce a guardare con chiarezza quel mondo e a darne un giudizio razionale e logico.
La filosofia, invece, si propone di compiere questa difficile opere di separazione tra l’osservatore e il mondo osservato, il che significa portare alla luce la verità che le cose manifestano (Alétheia).
Questo mettere in luce significa andare alla ricerca di qualcosa che normalmente non è visto o che è nascosto tra i molteplici aspetti della realtà: un principio che ordina e muove tutte le cose e tramite cui tutte le cose si tengono insieme.
Quindi la filosofia è ricerca del principio, ma è anche presa di coscienza di se stessi come autori della ricerca, dotati di pensiero, parola, sentimento, passioni, immaginazione.
La filosofia è ricerca autonoma e razionale della verità (Epistemé) ed è alla base di tutte le scienze che cercano la verità.
Si distingue dalla sapienza divina che sa già tutto (onnisciente) e dall’opinione comune (doxa) che non si preoccupa di cercare la verità ed i principi, perché si accontenta di vivere seguendo gli impulsi dei sensi, schiava delle proprie paure ed ossessioni, in primis quelle della morte e della vecchiaia.
I miti di Dioniso ed Orfeo, così come tutte le religioni, cercano di superare e di sconfiggere (esorcizzare) la paura della morte, ma non riescono a rendere l’individuo libero di affrontare il proprio destino. Solo l’eroe, infatti, può farlo ma sarà sempre destinato alla sconfitta e alla punizione per aver disobbedito alla volontà divina e all’inevitabile morte.
Il teatro greco di Eschilo e di Sofocle esprime questa sfida eterna tra il destino (Ananke, la necessità) e la libertà (Eleuthera), tra la vita e la morte.
Ogni tragedia rappresentata in teatro ricorda al pubblico, come un rito religioso che si ripete, che c’è un ordine superiore che non va sconvolto. Colui che disobbedisce commette un’ingiustizia e si macchia di un grande peccato, l’arroganza (Hybris) che va punita con il sacrificio, con l’espiazione (purificazione, catarsi), con la morte.
L’ordine è nella natura stessa delle cose che si ripetono secondo un ciclo eterno così come si ripetono le stagioni e l’alternarsi del giorno e della notte. Chi pretende di alterare questo equilibrio è ingiusto, violento arrogante e folle e va per questo punito.

Anche nell’Odissea e nell’Illiade di Omero siamo di fronte alla fede in una giustizia (Dike) di cui gli dei sono custodi e protettori e che si rispecchia in una legge e in un ordine cosmico solo da loro conosciuto, ma superiore persino alla loro potenza e volontà. Gli stessi dei sottostanno alla legge del cosmo.
I filosofi, invece, si sono voluti mettere alla ricerca di questa legge, hanno cercato di scoprirla, decifrarla, comunicarla attraverso la parola (Logos), il discorso razionale e donare il suo segreto a tutti gli esseri umani, proprio come il titano Prometeo che rubò il fuoco a Zeus per donarlo agli uomini e per questo venne eternamente punito.
Il filosofo è sempre sull’orlo dell’abisso perché la sua sete di conoscenza è sempre una forma di arroganza.

Essi, infatti, cercando la verità e la legge che muove tutte le cose hanno commesso un atto di violenza sull’ordine naturale e hanno reso l’uomo arrogante, ma al tempo stesso solo l’uomo è potuto divenire cosciente di sé, dei propri difetti e limiti e della propria superbia e follia che va governata e limitata dalla ragione.
La curiosità ed il desiderio della scoperta del mistero della natura crea la libertà e la conoscenza, l’amore per la verità che né la religione, né il mito sono riusciti a custodire e a soggiogare dato che l’istinto più forte dell’essere umano è pensare nella coscienza di pensare.

Fin dalle origini la ricerca filosofica è una ricerca associata, mai isolata.
Tutti i filosofi più importanti sono fondatori di una scuola, cioè di un’associazione che si prefigge di portare avanti le ricerche del maestro e di tramandare agli allievi le proprie scoperte e le proprie conoscenze.
Gli scolari di una scuola vivevano una vita in comune e stabilivano tra loro una solidarietà reciproca (Philia), scambiandosi dubbi, difficoltà, ricerche e percorsi condivisi.
La ricerca presupponeva per i greci la comunanza a la comunicazione reciproca: il dialogo e l’educazione (Paideia), i primi due principi sui quali si struttura il metodo filosofico.
Sul dialogo tra i cittadini si fondava anche la struttura della Polis, lo scenario più adatto per consentire a tutti di ascoltare ed esprimere le proprie opinioni ed idee. Da qui ha origine il termine politica che letteralmente significa vita associata.
Per i primi filosofi era fondamentale riflettere oltre che sui principi primi anche sulla forma più giusta della vita associata, cioè sulla legge (Nomos) e sulla forma di governo migliore, in grado di custodire i valori tradizionali, la forza della comunità, ma anche la libertà e l’autonomia di pensiero e di parola.

La filosofia presocratica


I filosofi prima di Socrate (VII-V sec. a.c.) vengono abitualmente detti presocratici.
Il loro carattere comune è l ricerca di una spiegazione razionale del cosmo: cosmologia.
La ricerca di un principio unitario che spieghi il molteplice della realtà sensibile, la legge che regola e ordina il mondo e il tutto, la forza o l’energia che muove le cose, la natura e l’uomo stesso.
Essi, quindi, cercano la Sostanza o l’essenza del tutto, cercandolo nella natura e negli elementi materiali che la compongono: acqua, aria, terra, fuoco.
Per i presocratici la sostanza prima alla base di tutto è un principio materiale che ha in sé l’energia che muove e anima la realtà.
Per questo sono definiti anche ilozoisti che letteralmente significa considerare viva la materia, quindi dotata di energia e forza vitale.
Con i presocratici il mondo naturale diviene Oggetto di osservazione e di ricerca, un oggetto che si definisce in relazione al Soggetto che indaga su esso.
Il soggetto è dotato di pensiero, l’oggetto ha in sé la verità dell’Essere e rivela il mistero dell’esistenza grazie al linguaggio logico-razionale proprio dell’uomo dotato di pensiero
Il pensiero umano cerca l’unità, l’ordine e la misura del mondo, ma anche di se stesso e definisce tale ricerca dentro di sé come Spirito o Anima (Pneuma), ossia la sostanza o principio primo alla base dell’Io.
Tra la sostanza Anima dell’Io e la sostanza anima del mondo o della natura c’è una profonda unione che consente all’anima spirituale di comprendere l’anima materiale e quindi consente al pensiero di afferrare l’essere, inteso come la Verità del cosmo e del Tutto.
L’uomo grazie all’anima individuale riesce a distaccarsi dal mondo e a comprenderlo, ma può comprenderlo solo in quanto è parte di quel mondo stesso.
L’ Io si distingue dal mondo solo perché diviene consapevole di sé in quanto dotato di pensiero cosciente, cioè in grado di riflettere il pensiero stesso nella sua attività di pensare. Solo in quanto dotato di pensiero l’uomo può ricercare quel principio che rende unico il molteplice e possibile il mutamento, il divenire, il movimento, senza che tale cambiamento produca disordine, caos e dismisura.
Nella filosofia ilozoistica o presocratica si distinguono i seguenti filosofi o scuole filosofiche che nascono tutte tra le isole dell’Asia Minore (attuale Turchia e confine medio orientale) e della cosiddetta Magna Grecia (attuale Italia meridionale)
Scuola ionica o di Mileto
Talete: principio primo è l’acqua
Anassimandro: principio primo l’apeiron
Anassimene: principio primo l’aria
Eraclito: principio primo il logos o il fuoco, il divenire prodotto dalla lotta degli opposti

Scuola pitagorica

Pitagora ed i suoi seguaci il principio primo è il Numero
Scuola eleatica
Parmenide: il principio primo è l’Essere (nascita dell’Ontologia) e tale principio non prevede alcuna contraddizione e possibilità di Non essere.
Zenone: afferma che spazio, tempo e movimento sono indivisibili, quindi sono solo il frutto della nostra immaginazione, il che significa che l’Essere è immobile, finito, eterno e perfetto, chiuso in se stesso e aperto a se stesso.

Fisici Pluralisti: cercano una spiegazione rifacendosi ad una concezione nuova della natura, animata non da un principio solo, ma dalla relazione o connessione di più elementi tra loro.

Empedocle: il principio è nei 4 elementi originari mossi da due grandi forze opposte tra loro, l’Amore e l’Odio.
Anassagora: il principio consiste nella combinazione e ricombinazione di semi detti omeomerie. Tali semi sono particelle infinitamente divisibili che hanno in sé il Nous un’energia spirituale e materiale al tempo stesso.
Democrito: il principio è dato dal movimento meccanico (meccanicismo) determinato da un principio di azione e reazione, attrazione e repulsione, causa ed effetto degli atomi che si scompongono e ricompongono eternamente. Gli atomi sono particelle infinitesime di materia non ulteriormente divisibili che si spostano nel vuoto; dalla loro composizione o decomposizione derivano la vita e quindi l’Essere e la morte il passaggio al Non essere e poi ad una nuova forma dell’Essere, in un processo continuo e infinito in quanto eterno.

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