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Orfismo - Reincarnazione e punizione


Nel movimento orfico dei primi secoli del primo millennio dopo di Cristo si ha una radicale novità di concezione riguardo l'idea del concetto del dolore introdotta nel pensiero greco, essenziale per il futuro sviluppo delle coordinate fondamentali del pensiero platonico. E. Dotts, studioso dell’orfismo, coglie molto bene il significato che viene attribuito alla condizione della sofferenza in questa corrente filosofico-religiosa: l'idea di un destino di pena e castigo d’oltretomba è difficilmente accettabile nell'ottica di dover riuscire a spiegare perché gli dei accettino l’esistenza della sofferenza e del dolore umano, in particolare quello degli innocenti, immeritato e ingiusto. Invece, tramite il meccanismo della reincarnazione, lo si può comprendere benissimo, in quanto in un contesto di questo genere non esistono affatto anime innocenti, ma piuttosto tutti scontano colpe di varie gravità commesse agli atti e azioni compiuti nella vita anteriore. Tutta la somma di sofferenza nel mondo o nell’altro è solo una parte della lunga educazione dell’anima che troverà il termine ultimo soltanto nella liberazione dal ciclo delle rinascite, il ritorno del demone alla sua origine divina. Solo così può essere realizzata per l’anima la giustizia, nel senso di pagamento del suo debito.
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