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I connotati della filosofia antica

La tradizione vuole che il creatore del termine filo-sofia sia stato Pitagora, anche se questa notizia non è storicamente sicura. Il nome filo-sofia significa ‘amore di sapienza’. La filosofia:
- Spiega la totalità delle cose, ovvero tutta la realtà, e ciò si raggiunge scoprendo quale è il perché delle cose.
- Mira ad essere ‘spiegazione puramente razionale della totalità delle cose’, in filosofia vale la motivazione logica, il logos. La filosofia deve andare oltre il fatto e le esperienze per trovare le cause attraverso l’uso della ragione.
- Ha lo scopo di conoscere e contemplare la verità. La filosofia greca è disinteressato amore di verità.

La filosofia come bisogno primario dello spirito umano

Perché l’uomo ha sentito il bisogno di filosofare? Gli antichi rispondevano che tale bisogno è proprio della natura dell’uomo, poiché tutti gli uomini aspirano al sapere.
L’uomo si è da sempre posto delle domande: perché c’è l’uomo? Perché io esisto?

Le fasi e la storia della filosofia antica

Inizialmente i problemi filosofici riguardavano il cosmo. Si tratta di un periodo che tra il VI e il V secolo vede succedersi gli Ionici, i Pitagorici, gli Eleati e i Pluralisti. I primi filosofi, detti Naturalisti, si posero i seguenti problemi: come sorge il cosmo? Quali sono le originarie forze che agiscono?
Il periodo umanistico ha come protagonisti i Sofisti e soprattutto Socrate, il quale per la prima volta cerca di determinare l’essenza dell’uomo.
Nel IV secolo a.C. figurano Platone e Aristotele. Si tratta di un periodo caratterizzato dalla scoperta del soprasensibile e la formulazione di vari problemi della filosofia.
Segue il periodo caratterizzato dalle Scuole Ellenistiche e vede il sorgere dei grandi movimenti dell’Epicureismo, dello Stoicismo, dello Scetticismo e dell’Eclettismo.
Segue il periodo religioso del pensiero antico-pagano, che si svolge in epoca cristiana ed è caratterizzato soprattutto da una rinascita del Platonismo.

I naturalisti

Talete di Mileto. VII-VI secolo.

Il pensatore con il quale la tradizione fa iniziare la filosofia greca è Talete. Talete fu iniziatore della filosofia della “physis”, in quanto affermò per primo che esiste un principio originario unico, e sostenne che tale principio è l’acqua. Il ‘principio’ può essere definito come ciò da cui vengono, ciò a cui vanno a finire, ciò per cui sono e sussistono tutte le cose. Questo principio è stato denominato con il termine physis, che significa natura, ossia come ciò che è primario, fondamentale. Talete basa il suo pensiero sul ragionamento, sul logos.

Anassimandro di Mileto. VII-VI secolo.

Anassimandro fu discepolo di Talete. Compose un trattato Sulla natura; si tratta del primo trattato dell’Occidente e il primo scritto in prosa dei Greci. Anassimandro ritiene che l’acqua sia già un qualcosa di derivato e che il ‘principio’ sia, invece, l’infinito, ossia una natura infinita e indefinita da cui provengono tutte le cose. Il termine usato da Anassimandro è apeiron, che significa ciò che è privo di limiti.
Talete non si era chiesto il come e il perché dal principio derivano tutte le cose. Anassimandro si pone questa domanda e il frammento del suo trattato che ci è pervenuto contiene la risposta a questo problema. Anassimandro pensava al fatto che il mondo è costituito da una serie di contrari e che questi tendono a sopraffarsi l’un l’altro.

Anassimene di Mileto. VI secolo.

Anassimene fu discepolo di Anassimandro. Anassimene pensa che il ‘principio’ sia infinito e che deve essere pensato come aria infinita, sostanza aerea illimitata. Secondo il filosofo l’aria, meglio di qualsiasi altro elemento, si presta alle variazioni e alle trasformazioni necessarie per far nascere le diverse cose.

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