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L’inferenza logica

L’inferenza logica mira a produrre enunciati la cui verità risulti oggettiva (cioè indipendente da fattori esterni alla forma stessa dell’enunciato) e dunque incontrovertibile. La forma primaria di questa inferenza – che è anche la “matrice” da cui si svilupperà la complessità del futuro pensiero logico– è quella della tautologia, ossia il predicare l’identità del soggetto a se stesso e nell’esclusione di predicazioni contrarie. «L’essere è, e non è possibile che non sia» (Parmenide): cioè A è uguale ad A, e se B è diverso da A non si può dire che A sia uguale a B. Circa due secoli più tardi, Aristotele avrebbe costruito una teoria dei modi di inferenza logica enormemente più articolata rispetto alla forma originaria della tautologia, pur basandosi ancora su di essa.

L’analogia

C’è poi un altro tipo di argomentazione, meno rigoroso dell’inferenza logica, ma più flessibile e più adatto a interpretare la varietà e complessità dei fenomeni del mondo. Si tratta dell’analogia, che consiste nell’analizzare la struttura di un fenomeno noto per derivarne la comprensione di uno ignoto.
Esempi di spiegazioni analogiche
Per esempio, se bisogna capire la composizione dei corpi naturali partendo dagli elementi primari della natura, si può pensare all’opera del pittore, che mescolando i colori primi della tavolozza può tracciare un numero infinito di figure (Empedocle). Oppure: gli astri del cielo possono essere pensati come frammenti di metallo incandescente, come quelli che il fabbro produce quando lavora martellando il ferro sull’incudine (Anassagora). I filosofi delle origini ricorrono a una vastissima serie di questi procedimenti analogici, basati spesso sull’esperienza tecnica o su quella psicologica e politica; qualche volta venivano invece escogitati dei semplici esperimenti in funzione del problema da risolvere.


L’analogia: potenzialità esplicative e immaginazione teorica

Questi procedimenti analogici hanno una forte capacità euristica (dal greco heurìsko, “trovo”), sono cioè in grado di trovare spiegazioni plausibili per fenomeni in sé ignoti. Naturalmente essi si basano sul presupposto, difficilmente dimostrabile, che i fenomeni e i processi messi a confronto abbiano strutture identiche o simili. Quello che conta, tuttavia,è che l’analogia costituisce un prezioso strumento di analisi e di scoperta al servizio di quell’enorme sforzo di immaginazione teorica messo in atto dalla filosofia delle origini, per comprendere l’infinita complessità di un mondo naturale ancora inesplorato. L’ipotesi di strutture analoghe per tutti gli ambiti dei fenomeni naturali è quindi necessaria per ridurre questa complessità, altrimenti incomprensibile, a una serie controllabile e pensabile di processi, che si possono analizzare partendo da quelli già noti e spiegabili.
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