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L'Encomio di Elena e l'eredità del pitagorismo

A Gorgia si deve la prima definizione compiuta della poesia. Nell'Encomio di Elena egli celebra la nuova arte del discorso, di cui sono maestri i sofisti. Ma, parlando della retorica, le conferisce i caratteri propri dell'arte poetica, specificamente della tragedia, assurta in quegli anni al suo apogeo. La poesia è «discorso che ha misura (logos échon metron) e che infonde in chi l'ascolta un tremore di paura, una commozione carica di lacrime e un rimpianto incline alla tristezza, e di fronte al volgere di avvenimenti e persone estranee l'anima, per effetto delle parole, prova una propria sensazione». In questa definizione è ripresa una dottrina pitagorica: l'analogia dell'anima con l'armonia musicale, e il parallelo tra la cura del corpo mediante la medicina e la cura dell'ani-ma mediante la musica. La parola poetica ha un potere incantatore sull'anima: la avvince, la persuade, la trasforma dall'interno.

Poesia e verità

Gorgia distingue due concetti di errore: il falso (psèudos) e l'inganno (apdte). Il primo ha un significato oggettivo: consiste nel dire con le parole il contrario di ciò che è. Il secondo ha più un significato soggettivo e attivo: consiste nel compiere azioni che modificano l'apparenza delle cose, rendendole verosimili, anche se non del tutto vere. Ora, da un lato il relativismo sofistico attenua la distinzione tra vero e verosimile, verità e opinione, giudicandole equivalenti sul terreno della prassi o dell'utilità. Dall'altro, l'efficacia persuasiva dell'inganno, il potere irresistibile della parola, si esalta appunto nell'arte e nella poesia. La mimesi poetica ci pone di fronte ad azioni che (come quelle di Elena) risultano innocenti, rispetto ai convenzionali criteri di giustizia, di bene e di male: sono azioni fatali, volute dagli dèi, cui è impossibile sottrarsi. Certo (come rampognava Solone) i poeti a volte ingannano, ma si tratta di un "inganno benefico", simile a quello degli dèi: essi non sempre rivelano all'uomo una verità che egli non sarebbe in grado di sostenere. Gli inganni del poeta, come quelli del retore, vogliono aiutare l'anima a compiere ciò che si rivela in accordo col volere degli dèi. In questo senso, parliamo di funzione psicagogica dell'arte.

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