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“La parola è una potente signora, che pur dotata di un corpo piccolissimo e invisibile compie le opere più divine”
Per Gorgia il cosiddetto relativismo dei valori fa si che è inevitabile avere differenti punti di vista sullo stesso argomento. Questa affermazione di conseguenza fa scindere linguaggio e realtà ossia i fatti e la loro interpretazione. Gorgia è interprete di questo pensiero della non esistenza di un criterio di verità universale bensì sostiene l’uso degno della ragione e del linguaggio come una forza conquistatrice.
Frattura tra linguaggio e cose:
- L’essere non esiste e la sua esistenza fa nascere una serie di contraddizioni logiche
- Anche se l’essere esistesse non potremmo conoscerlo: per ciò affermato prima, il pensiero non può assolutamente rispecchiare la realtà

- Se anche l’essere fosse conosciuto le parole non potrebbero comunicarlo: le cose non hanno la stessa natura delle parole
Gorgia ammette che una verità unica ed assoluta è impossibile perché l’uomo non possiede gli strumenti necessari per conoscere lei e l’essere. C’è una frattura insanabile tra la parola e le cose e tra il pensiero e l’essere. Un criterio oggettivo non esiste: tutto ciò che può essere spacciato per credibile e per verità è data dalla forza persuasiva delle parole.
Perciò qual è il carattere ingannabile del linguaggio?
“Le parole, il linguaggio sono un gioco che affascina e conquista, sono forze che ammaliano e lasciano dominare e influenzare i sentimenti umani”.
La visione dell’esistenza è tragica poiché questa è spiegata da Gorgia come irrazionale e misteriosa e guidata da forze sconosciute e incontrollabili; l’uomo non è libero e responsabile perché tutto è deciso da terzi.
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