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Filosofia della natura

Per iniziare a parlarne è proposta la visione di alcune immagini.

Secondo la tradizione Aristotelica i primi filosofi sarebbero nati nelle colonie greche, sulle coste dell’odierna Turchia, fa il VII e il VI sec. a.C. in questo periodo Mileto è la più importante colonia ionica sulla costa dell’Asia minore.
La filosofia della natura nasce a Mileto e i primi filosofi della natura occidentale vissero qui.
I primi filosofi che studieremo saranno personalità avvolte più nel mito che nella realtà, le informazioni che li riguardano sono pochissime e quasi in nessun caso dirette, ma frutto di manipolazioni di scrittori successivi.

In questo periodo la città (polis) assume un ruolo centrale sotto aspetto politico ed economico. Mileto sente una spinta a creare nuove colonie. L’humus della filosofia è infatti, come detto già molte volte in precedenza, la condizione così favorevole a scambi e travasi culturali, grazie alla libertà di pensiero e allo sviluppo. Fiorisce dunque la riflessione scientifica e filosofica.

Ci concentriamo ora su quella che tanti critici oggi chiamano la generazione di Talete o Scuola di Mileto.

Molti preferiscono l’espressione scuola di Mileto, ma è impropria perché fa pensare ad una struttura edificata, mentre è più corretto pensare ad un’associazione fra persone legate da interessi e ricerche comuni, che abbracciano conoscenze oggi ben distinte fra loro ma all’epoca unite: la geometria, la geografia, l’astronomia o la riflessione sul comportamento umano, detta morale, la vita politica e l’indagine sull’origine e la costituzione di tutta la natura. Comunque la si voglia chiamare, questa corrente fa filosofia della natura, cioè si pone delle domande e cerca le risposte su quello che ci sta attorno. La ricostruzione odierna di questo pensiero è però un terreno fragile e complesso, perché, lo ripetiamo, la vita di questi filosofi risulta avvolta nel mistero.

Questa generazione è composta da tre sapienti: lo stesso Talete, Anassimandro, suo allievo, e Anassimene, a sua volta allievo di Anassimandro. Dice Aristotele: “da loro abbiamo appreso a pensare, a sapere, intravisto ciò che è il sapere”.

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