Genius 27308 punti

Le condizioni in cui si sviluppano la società e la cultura greche a partire dal IXVIII secolo a.C. si possono identificare – in comparazione con l’ambiente confinante del vicino Oriente (Mesopotamia, Persia, Egitto) e se si vuole anche dell’estremo Oriente (India, Cina) – sulla base di una importante serie di assenze.

Assenza di uno stato centralizzato

In Grecia, dopo il crollo dei regimi micenei, non esisteva un forte apparato statale centralizzato: né monarchia, né esercito, né potere giudiziario.

Assenza di un’autorità religiosa unificata e di libri sacri

In Grecia non esistevano né una Chiesa né una casta sacerdotale unificate e dotate di potere sullo Stato e sulla società; non vi erano neppure uno o più libri sacri che contenessero verità dogmatiche interpretate unicamente dai sacerdoti. La religione greca era composta da miti e da culti locali, e i suoi unici testi di riferimento erano le opere di poeti come Omero ed Esiodo, che non derivano da nessuna “rivelazione” divina, come accade invece per la Bibbia o più tardi per il Corano, i testi fondatori delle grandi religioni monoteistiche che si presentano come dettati direttamente dalla divinità a profeti da essa scelti per comunicarli agli uomini.

Le pòleis: comunità indipendenti e autolegittimate

La cosa più interessante dal nostro punto di vista è che in queste comunità il potere non è legittimato da alcuna garanzia esterna né umana (diritto ereditario), né divina (investitura da parte di un sacerdozio). La pretesa al potere deve dunque autolegittimarsi: per il valore in guerra, per la capacità di governare nell’interesse della comunità, o, nei regimi democratici del V secolo a.C., per volontà della maggioranza dei cittadini.
La società greca si forma dunque nel contesto di un’assenza di sovranità, un’assenza surrogata dal confronto – che ora si può definire propriamente politico – fra parti diverse e contrapposte, che si svolgeva nelle assemblee cittadine e che era basato non sull’autorità, ma soprattutto sulla forza persuasiva della parola.
Lo stesso si può affermare per l’amministrazione della giustizia: il giudizio non era affidato al sovrano o al sacerdote in virtù della loro autorità, ma ai rappresentanti della comunità cittadina, che godevano di uguali diritti: prevaleva dunque l’opinione di chi disponeva di prove e di argomenti migliori, più validi e più persuasivi, privilegiando ancora la forza della parola.
Hai bisogno di aiuto in Filosofia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email