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L'Areté Eroica

Areté etimologicamente significa virtù; infatti gli uomini dotati di questa caratteristica vengono chiamati uomini virtuosi, non solo per il loro comportamento umano, ma anche per la loro forza, la loro grandezza e la loro perfezione (erano quindi gli uomini perfetti, i migliori).
Questo perché, essendo una società militare oltre alla bontà serviva la forza (il termine durante l’età arcaica era usato soltanto per il concetto di forza).
Il concetto di areté è presente soprattutto al centro del mondo omerico, come si può notare dai suoi testi, in cui questo era espresso.
Fondamentalmente era una caratteristica peculiare degli aristocratici, che rappresentavano i militari, e questo li legittimava sul governo sugli altri.

Era vista come una caratteristica ereditaria (chi non era aristocratico non poteva diventarlo) per questo è chiamata areté eroica (areté aristocratica).
Chi ne è dotato è degno di onore e rispetto.
Accompagna l’idea di responsabilità collettiva basata sui legami di sangue, ed implica quindi la difesa della propria stirpe e della propria famiglia (in Grecia esistevano molte stirpi).
In questo tipo si società si pensava che i meriti e i demeriti ricadessero sui figli, quindi i miserabili dovevano espiare le colpe degli avi.
Lo scritto favorisce la diffusione della cultura (facendo anche da premessa alla filosofia), da più spazio quindi all’affermazione della razionalità, dell’organizzazione logica e dei concetti astratti.
Si introducono per la prima volta i verbi astratti (e il concetto dei verbi all’infinito), dilagano i concetti filosofici e scientifici e nascono le prime regole grammaticali e alcuni concetti logici.
La scrittura può essere considerata come il passaggio dalla poesia (chiave poetica del mondo) alla prosa e gradualmente la cultura si organizza in ogni città, diventando una cultura democratica (ovvero aperta a tutti).
Non tutti però avevano l’accesso ai libri; i ceti sociali bassi non potevano averne per via del denaro, ma la cultura si apre comunque ad una più ampia gamma di persone.
Questo permette lo sviluppo della critica e le leggi vengono scritte, diventando così uguali per tutti.
I cambiamenti aprono spazi di libertà sempre maggiori, e avvengono particolarmente nelle polis (che si sviluppa anche economicamente) dove si istaura una democrazia migliore a causa del confronto.
Di conseguenza si ha una laicizzazione della parola, ovvero si stacca dal carattere religioso.
Assume una sua autonomia e serve per ragionare e porre riflessioni (si stacca dal pensiero della parola degli oracoli); essa è usata successivamente anche nella politica dove la parola è usata per comunicare, giudicare e convincere.
Viene quindi intesa come logos (ragionamento) e prende coscienza delle proprie leggi, diventando più efficace quando rispetta le norme (più si parla bene più si convince).
Serve anche per regolare i rapporti umani e diventa coscienza della realtà (e degli sviluppi culturali); differenzia gli uomini dagli animali che hanno solo l’istinto, non hanno sentimenti e conoscenza.
Con la laicizzazione della parola si passa dall’età arcaica al pensiero razionale e scientifico.

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