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Nell’antichità la filosofia era anche un modo di vita



Una prima e fondamentale differenza tra i filosofi antichi e quelli contemporanei è che, per i primi, la filosofia non era solo una professione o un lavoro intellettuale fra i tanti altri, ma un modo di vita: il filosofo si distingueva dagli altri uomini non solo per quello che pensava, che scriveva e che insegnava, ma anche per il modo in cui viveva. Questo aspetto vale in modo particolare per i filosofi delle origini, ma avrebbe caratterizzato l’intera storia della filosofia antica.

Le comunità filosofiche


Un carattere costante era la tendenza dei filosofi a vivere in comunità: una comunità che per alcuni dei filosofi delle origini, come i pitagorici, si presentava addirittura come una setta religiosa, e che più tardi diventerà il gruppo dei maestri e dei loro discepoli. Questa forma di vita comunitaria fa sì che spesso i loro concittadini vedano i filosofi antichi come dei personaggi sospetti, accusati di arroganza e di spirito antisociale ed eversivo, a volte persino ridicoli, anche se al tempo stesso essi sono facilmente riconoscibili rispetto agli uomini “comuni”. Inoltre, si riteneva che il modo di vita dei filosofi dovesse rispecchiare fedelmente il loro pensiero e ogni trasgressione nella condotta quotidiana rispetto alle idee professate veniva percepita come uno scandalo, un’inaccettabile contraddizione. Ma, a parte queste costanti, la figura del filosofo ha conosciuto tutta una serie
di trasformazioni già nel corso del mondo antico. È importante ripercorrerne le tappe, perché non esiste ovviamente filosofia senza filosofi, e la loro collocazione sociale e culturale risulta decisiva per l’analisi stessa della loro opera intellettuale.
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